28/10/2020

Presidenziali USA: tutto o niente?

di Advisor Professional

La News

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane, BNP Paribas AM analizza le prospettive di un risultato favorevole a Joe Biden e a Donald Trump, tanto alla Casa Bianca che al Congresso. Perchè senza l’appoggio del Senato e della Camera dei Rappresentanti, la capacità di portare avanti il loro mandato sarà, per i due avversari, seriamente ostacolata.

 

Al momento Biden potrebbe essere il favorito per la corsa alla Casa Bianca, ma come sempre nel sistema elettorale statunitense, ciò che conta di più è la dimensione del vantaggio di un candidato nei pochi cosiddetti “swing states” che più probabilmente decideranno il voto nel collegio elettorale.

Nella tornata del 2020, questi includono Florida, Arizona, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan, e se al momento Biden è in testa, il giorno delle elezioni tutto potrà succedere, come del resto è accaduto nel 2016.

 

Rimane tuttavia il fatto che a Trump è rimasto poco tempo per ribaltare la situazione. Poiché economia e Covid vengono spesso citate come le tematiche più importanti per gli elettori, l’approccio sprezzante del Presidente uscente nei confronti della pandemia potrebbe costargli molto caro.

Anche dopo essere stato lui stesso contagiato dal virus, ci sono state poche evidenze di un cambio di passo da parte di Trump per far cambiare idea e convincere gli elettori indecisi. Di conseguenza, se venisse rieletto, sarebbe probabilmente a causa di un evento inatteso e sorprendente negli ultimi giorni di campagna elettorale, o per un errore marchiano nei sondaggi condotti negli swing states, o se venissero dichiarati inammissibili un considerevole numero di voti a favore di Biden.

 

Anche se i sondaggi danno Biden come favorito, il candidato democratico ha bisogno che il suo partito riesca a ribaltare la maggioranza al Senato, che al momento è per il 53% in mano ai repubblicani, se vuole far approvare i programmi di stimolo fiscali e gli aumenti delle tasse per finanziare una maggiore spesa per infrastrutture e assistenza sanitaria.

 

Dal canto suo, Trump deve capovolgere la larga maggioranza dei Democratici alla Camera dei Rappresentanti se vuole portare avanti il suo intero programma. Altrimenti, nel suo secondo mandato dovrà concentrarsi prevalentemente sulla politica estera, sul commercio e sulla deregolamentazione in alcuni settori specifici.

 

In tutto ciò, il nuovo framework politico annunciato dalla Fed lo scorso agosto implica che la risposta monetaria ad eventuali stimoli fiscali sarà decisamente inferiore rispetto a quanto accaduto in reazione alla politica fiscale espansiva avviata da Trump dopo la sua elezione nel 2016.

La Fed ha tratto insegnamento da quell’esperienza: nonostante i tre rialzi dei tassi decisi nel 2017, ai quali ne sono seguiti altri quattro nel 2018, l’inflazione core ha infatti raggiunto solo brevemente il 2% prima di tornare indietro nel 2019.

 

La Fed non aumenterà più i tassi semplicemente in risposta alla bassa disoccupazione o alla forte crescita; il rialzo deve essere accompagnato da un'inflazione più forte. Considerato quanto la curva di Phillips sia in questo momento piatta, ci sono poche prospettive che gli stimoli fiscali nell’immediato alimentino l'inflazione.

 

In tale contesto, aggressivi stimoli fiscali sotto l’amministrazione Biden, combinati con la politica monetaria ultra-accomodante della Federal Reserve, dovrebbero portare l'economia statunitense a sovraperformare, per un certo periodo,  gli altri principali mercati nel resto del mondo.