23/10/2020

Servirà ancora tempo per tornare alla normalità

di Advisor Professional

La News

“Gli asset rischiosi, in particolare i mercati azionari, hanno sviluppato una “affettuosa morbosità” dalle misure di stimolo monetario: a partire dal “Taper tantrum”, i mercati hanno dimostrato di avere bisogno di abbondante liquidità e di tassi di interesse bassi da parte della Federal Reserve”. È netta Esty Dwek, Head of Global Market Strategy, Dynamic Solutions, di Natixis IM.

 

Dovendo affrontare una pandemia mondiale, i governi hanno emulato le banche centrali, annunciando a loro volta misure di sostegno superiori alle attese sul fronte delle politiche di bilancio. Questi piani avrebbero dovuto essere temporanei, ma in molti casi sono già stati prolungati.

“Sebbene sia stato straordinario e superiore rispetto a quello fornito nel 2008-2009, sussistono ancora molte sfide per la crescita mondiale, e non siamo ancora usciti dalla crisi - mette però in chiaro Esty Dwek, - In effetti, non abbiamo ancora sconfitto il coronavirus, il che suggerisce che occorrerà del tempo per tornare alla normalità, anche nel caso in cui dovessimo disporre di un vaccino entro fine anno o all’inizio del 2021. Per un certo numero di settori, il pieno recupero richiederà ancora diversi trimestri, e quindi la disoccupazione dovrebbe rimanere elevata ancora per qualche tempo. Le imprese potrebbero non sopravvivere, e i governi devono fare in modo di evitare delle ondate di fallimenti e di disoccupazione. Queste ultime potrebbero sfociare in una crisi finanziaria molto più profonda, simile a quella del 2009”.

 

Quando sarà sufficiente lo stimolo. “Generalmente, si usano gli indicatori della disoccupazione, ma le strutture divergenti dei mercati del lavoro in Europa e negli Stati Uniti suggeriscono direzioni molto diverse – prosegue la manager di Natixis IM - In Europa, i sistemi basati sui sussidi di disoccupazione sono riusciti a mantenere attiva gran parte della popolazione, mentre negli Stati Uniti l’idea era di incoraggiare le aziende a riassumere i dipendenti parallelamente alla riapertura. La preoccupazione, soprattutto in Europa, è che un certo numero di settori impieghi molto tempo a riprendersi, in particolare per quanto riguarda il comparto dei servizi, che la disoccupazione aumenti e che i programmi di impiego a breve termine debbano essere continuamente prolungati. Negli Stati Uniti, la disoccupazione potrebbe non riportarsi sulla stima di piena occupazione della Fed (il 4% circa) ancora per diverso tempo. Se si prende come esempio l’economia americana, i consumi delle famiglie sono probabilmente uno dei principali indicatori. Associati alla fiducia dei consumatori e delle imprese, sono stati finora un successo. Anche il ribasso dei tassi di interesse a lungo termine ha contribuito ad imprimere slancio al mercato immobiliare. La fiducia rimane solida, ma per quanto ancora? Considerando che la situazione sul fronte della pandemia non è stata ancora risolta, i freni alla crescita tenderanno a persistere”.

 

I rischi. Il primo è l’inflazione, ma al momento non viene considerata tale. Lo stimolo è straordinario, ma sul piano fiscale si tratta della sostituzione dei redditi, e non del loro aumento, mentre sul piano monetario la velocità della moneta rimane debole anche se lo stock è aumentato in maniera significativa. Inoltre, con il suo nuovo obiettivo di inflazione simmetrica, la Federal Reserve ha fugato i timori di prossimi aumenti di tassi di interesse.

Il secondo riguarda i livelli del debito pubblico e dei disavanzi di bilancio (che dovrebbero preoccupare i mercati). “A un certo punto sarà importante ridurre queste cifre, ma gli attuali livelli potrebbero essere mantenuti per anni - continua la Dwek - Nonostante ciò, sottolineiamo che l’Europa non potrà permettersi lo stesso disavanzo degli Stati Uniti, dato il ruolo del Dollaro statunitense come valuta di riserva e considerando che un certo numero di paesi europei periferici è entrato nell’attuale crisi con livelli di indebitamento già eccessivamente elevati”.

 

“Alla fine, crediamo che il grande rischio sia che le economie diventino talmente dipendenti dalle misure di sostegno dell’occupazione e dei consumi che esse dovranno essere continuamente prolungate, e che, in caso contrario, si profili una recessione all’orizzonte conclude lo Head of Global Market Strategy di Natixis - Alla luce del protrarsi della crisi del coronavirus, i mercati hanno anche bisogno di un continuo supporto fiscale per colmare le lacune.

Guardando al futuro, questa esigenza potrebbe durare finché non assisteremo ad una crescita autonoma post-pandemia”.