Potenziale e stabilità: l’opportunità delle stable equitites

17/09/2020

Potenziale e stabilità: l’opportunità delle stable equitites

di Advisor Professional

La News

I mercati azionari sono stati trainati dai titoli growth, ora molto costosi. Al tempo stresso i titoli azionari più stabili, e difensivi, hanno perso terreno rispetto al mercato a causa della natura unica e indiscriminata del selloff. Questo scenario ha generato a un grosso divario nelle valutazioni, rendendo l’azionariato a basso rischio un caso di investimento interessante per via della propria valutazione relativa molto attraente unita spesso a fondamentali solidi. Claus Vorm, PM della strategie Global Stable Equity di Nordea AM, descrive il robusto processo di investimento che combina valutazioni attraenti ad un rischio inferiore rispetto a quello di mercato.

 

 

LEGGI L'INTERVISTA

Il segmento  azionario  difensivo  e  a  bassa  volatilità  è  rimasto  indietro  negli  ultimi  anni, mentre le azioni growth hanno sovraperformato – inoltre, questo segmento non ha offerto la protezione sperata durante il sell-off di Marzo 2020.
Perché no? 

 

Sin dalle elezioni presidenziali USA del 2016 c’è stata un’attenzione generalizzata verso i titoli growth, fatta eccezione per brevi periodi. L’azionariato stabile ha protetto bene durante il 2018, quando i mercati sono stati pervasi dall’incertezza e da revisioni al ribasso  sugli  utili aziendali, ma  nel 2019  l’attenzione è  tornata nuovamente  sui  titoli  growth.  Il sell-off  scatenato dal  Covid-19 quest’anno  è  stato  fondamentalmente  diverso  dalla  maggior  parte  dei  crolli  di  mercato  precedenti.  Mentre  la  debolezza  del mercato di solito deriva da shock della domanda e da problemi di liquidità, questo sell-off è il risultato di uno shock dell’offerta: molte aziende non sono state più in grado di vedere i propri prodotti durante il lockdown. Abbiamo infatti assistito ad una netta differenza tra aziende i cui modelli di business hanno risentito dell’impatto del Covid-19 – come nel caso degli operatori di navi da crociera – e aziende che hanno invece tratto benefico dalle misure di confinamento imposte, come nel caso di Amazon e Netflix. Allo stesso tempo, i titoli growth hanno beneficiato particolarmente del supporto proveniente dai Governi e dalle Banche Centrali.

 

Le  azioni  delle  Banche  Centrali  stanno  avendo  un  impatto  sulla  propensione  al  rischio degli investitori  e le valutazioni sembrano non avere  più importanza. È davvero morto il “value investing”?


Le performance degli indici di mercato sono attualmente guidate dal forte peso dei titoli growth. Fattori come growth/value possono sottoperformare  anche  per  molti  anni consecutivi,  ma  questo  è esattamente  il  momento  in  cui  tali  fattori  accumulano  valore. L’ultima occasione in cui si è assistito ad una simile differenza nelle valutazioni fra titoli growth e titoli value è stato durante la bolla IT. Se la storia ci insegna qualcosa, è che valutazioni basse associate a fondamentali solidi sono state tradizionalmente una buona fonte di rendimenti futuri. Quando un segmento di mercato viene trascurato e diventa sottovalutato, rappresenta di solito una buona opportunità.

 

Cosa  si  può  dire  ancora  sulla  divergenza  tra  la  performance  di  titoli  growth  e  azioni stabili/titoli value?


I  titoli  che  hanno  offerto  i  rendimenti  più  elevati  avevano  già  un  peso  significativo  negli  indici  azionari,  pertanto  la  loro sovraperformance ha avuto un impatto significativo sul rendimento complessivo del mercato. Il rendimento offerto dalle cosiddette “big  five”  (Amazon,  Facebook,  Netflix,  Microsoft  e  Google)  è  stato  enormemente  più  alto  in  confronto  a  titoli  più  tradizionali (specialmente titoli value) durante i primi 8 mesi dell’anno in corso. Questo ha portato ad un maggior peso all’interno degli indici di mercato di questi titoli, e gli investitori si sono ulteriormente focalizzati su tali nomi. Essi vengono attualmente scambiati a prezzi che denotano aspettative di crescita molto elevate (30-35% crescita di lungo periodo per Amazon e Netflix, il cui PER indica che attualmente  vengono  scambiati  a  60  volte  gli  utili):  ciò  implica  che  anche  lievi  delusioni  potrebbero  ripercuotersi  in  grandi fluttuazioni del prezzo. Per tale motivo, non deteniamo azioni di questo tipo nel Nordea 1 – Global Stable Equity Fund.   

 

Cosa  potrebbe  ridurre l’estrema  differenza  nelle valutazioni  tra  titoli  growth  e  azioni  più difensive/stabili?


Il più ovvio fattore in grado di destabilizzare le alte valutazioni correntemente associate a titoli growth si presenterebbe qualora questi  non  riuscissero  a  soddisfare  le  aspettative  sugli  utili.  Venendo  scambiati  a  multipli  così  alti,  c’è  poco  margine  per  il disappunto. Tra gli altri fattori che potrebbero cambiare l’attuale trend di mercato improntato su growth/momentum, potrebbero esserci notizie dal grande impatto sul mercato – come le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, lo sviluppo di un vaccino per il Covid-19 o ancora, il peggioramento dello scenario macroeconomico.

 

Quali  sono  le  Sue  aspettative  sul  portafoglio  e  come  capitalizza  le  opportunità  che  si presentano?


Gli aspetti chiave su cui ci siamo sempre concentrati sono la stabilità dei fondamentali sottostanti e una valutazione attraente. Non compriamo titoli puramente value, che corrono il rischio di cadere in una “trappola del valore”: il nostro portafoglio è supportato da fondamentali solidi. La crescita degli utili delle compagnie in portafoglio, tanto quella storica come quella attesa, è molto più stabile comparata al mercato in generale. Il disallineamento fra lo sviluppo dei fondamentali sottostanti e la performance delle nostre azioni stabili ha creato un ampio divario tra le valutazioni del mercato e quella di portafoglio. Le buona aspettative sugli utili per i titoli in portafoglio, combinate con un livello di valutazione per noi molto attraente, ci rendono fiduciosi nella capacità del fondo di generare valore. Siamo convinti che l’azionariato stabile rappresenti un’ottima opportunità di investimento.