13/08/2020

Dollaro in discesa: gli effetti su bond ed economie

di Advisor Professional

La News

Il dollaro si sta deprezzando. Qualunque parametro si utilizzi, dall’indice del dollaro al paniere ponderato per gli scambi commerciali che utilizza la Fed, si tratta di un trend ormai chiaro.

“Le forze procicliche si stanno muovendo tutte nella stessa direzione, con l’effetto di dare sostegno al ciclo economico e indebolire il dollaro - conferma Jim Caron, Managing Director del Global Fixed Income Team di Morgan Stanley IM - Una di queste forze riguarda gli ulteriori stimoli fiscali allo studio negli Stati Uniti”.

 

Si traccia così un quadro di deprezzamento del dollaro, aumento degli stimoli fiscali, espansione del rapporto deficit/PIL: tutti fattori che in termini di contabilità finanziaria contribuiscono a indebolire il dollaro USA.

“Ci aspettiamo un terzo trimestre molto solido negli Stati Uniti, ma questa previsione è ormai sulla bocca di tutti. È l’Europa che secondo me potrebbe riservarci sorprese positive - continua Caron - Tutti questi elementi contribuiscono a sostenere l’euro”.

 

Ci sono infatti due aspetti dell’Europa che sostengono questa ipotesi.

In primo luogo la situazione del Covid-19: rispetto agli Stati Uniti, i paesi europei appaiono in grado di controllare meglio la diffusione del virus e possono quindi avanzare sul fronte delle riaperture delle proprie economie. Il secondo esempio è dato dal fatto che l’Unione europea inizia a pensare in termini di condivisione degli oneri, unione fiscale e recovery bond. “È un elemento di grande rilevanza - commenta Caron - Inoltre, l’Europa non va incontro a un importante appuntamento elettorale e quindi appare più stabile sul piano politico”.

 

Una notazione importante va fatta per quanto riguarda i rapporti di forza tra dollaro ed euro. “L’indice del dollaro in queste settimane è sceso fino a circa 92,7 punti, il livello più basso dal 2018. Ma non dimentichiamo che nel 2011-2012 era sceso a 75-80. In quel periodo, l’euro si attestava a 1,30-1,40 contro il dollaro, rispetto ai livelli attuali. L’effettiva entità del futuro deprezzamento del dollaro dipenderà da tanti fattori diversi ed è il caso di cominciare a pensarci”.

 

Un ultimo tema sul tavolo degli operatori è quello del calo continuo dei rendimenti reali delle obbligazioni statunitensi. “Non mi stancherò di parlarne - interviene il manager di Morgan Stanley IM - Si attestano ormai a -93 punti base, in linea con i livelli del 2011-2012, quando appunto l’euro si attestava a 1,30-1,40. Ciò significa che il dollaro presenta un ulteriore potenziale di ribasso. Unitamente agli stimoli fiscali, tutti questi elementi concorrono a tracciare un quadro di deprezzamento del dollaro che potrebbe essere positivo per l’economia mondiale”.