12/08/2020

Obbligazionario, l’outlook di M&G

di Advisor Professional

La News

La prima metà del 2020 è stata caratterizzata da una serie di eventi imprevedibili e imponderabili. Le ripercussioni sui mercati obbligazionari (e non solo, ovviamente) sono state sotto gli occhi di tutti, ma ora i dubbi degli operatori riguardano la seconda parte dell’anno.

 

Jim Leaviss, CIO del Team obbligazionario di M&G Investments, ha provato a delineare un quadro di come potrebbe essere l’ultimo quadrimestre del 2020, tratteggiando anche possibili scenari macro. “Come usciremo da tutto questo debito? Con la crescita? - si chiede Leaviss - Non sembra plausibile che in futuro la crescita tendenziale sarà più elevata. Creando inflazione? Le banche centrali non sono state in grado di raggiungere i loro obiettivi di inflazione nemmeno nei periodi favorevoli, quindi che possibilità hanno di farlo adesso?

Facendo default? Non è necessario andare in default se è possibile stampare valuta, ma potremmo assistere ad alcune manovre sul debito (cancellazione di prestiti studenteschi), tasse sul patrimonio, confische e persino la cancellazione di titoli di Stato detenuti dalle banche centrali come parte del QE”.

Ma cosa succederebbe se il mercato smettesse di credere che le banche centrali siano indipendenti? Potrebbe essere questo finalmente il catalizzatore per il ritorno delle aspettative di inflazione nei mercati sviluppati? “Le recenti azioni messe in atto negli ultimi mesi sollevano queste domande e altre ancora – risponde il manager di M&G - Potremmo dover aspettare alcuni anni per apprendere le risposte”.

 

Vediamo ora in dettaglio i vari comparti del mercato obbligazionario.

 

Governativi Paesi Sviiluppati. È difficile essere troppo ribassisti sui titoli di Stato in questo momento, visto il mondo controllato dal rendimento in cui viviamo. E le obbligazioni amano le cattive notizie: pur essendo chiaramente molto care, non c'è dubbio che offrano un potenziale di rialzo nel caso in cui nel secondo semestre il sentiment negativo torni ad affermarsi sui mercati. Con la probabilità molto scarsa di un aumento significativo dell'inflazione nel breve periodo, non mi preoccupa avere un'esposizione alla duration.

I BTP italiani e altri titoli periferici hanno ampiamente sovraperformato i loro omologhi core dopo l'annuncio del Recovery Fund. Non sono convinto che vedremo ancora molta sovraperformance dei BTP già reduci da un rally aggressivo: i flussi stanno rallentando di pari passo con la compressione degli spread, quindi è probabile che la domanda si sposti su altri titoli sovrani ad alto rendimento della regione, che finora sono stati acquistati in misura minore sia dalla BCE che dagli investitori. Per questo guardo con interesse ai titoli decennali olandesi.

 

Paesi Emergenti. È un'area in cui vedo valore. Offre rendimenti reali più alti di quelli dei mercati sviluppati e poi le valute emergenti hanno partecipato meno alla ripresa: pertanto alcune obbligazioni in valuta locale sono decisamente a buon mercato. Questi Paesi devono fare i conti con le difficoltà del Covid-19, soprattutto gli ostacoli al commercio globale, ma l'intervento più massiccio delle banche centrali rispetto al passato sta supportando il comparto, che offre sacche di valore relativo. Per esempio, mi aspetto che l'Asia sovraperformi altre regioni emergenti, dato che i tassi reali elevati aumentano in generale l'attrattiva delle valute per gli investitori. In più, molti di questi Paesi sono esportatori netti, fattore che dovrebbe migliorare anche i conti con l'estero.

 

Credito. Le cose sono molto cambiate dai minimi di marzo, che hanno offerto agli investitori nel credito qualche interessante occasione di essere sovraremunerati per il rischio di default. Le obbligazioni societarie, che ai minimi scontavano tassi di default del 25% nell'IG e del 54% nell'HY (23 marzo 2020), adesso sono vicine al fair value (12% e 35% rispettivamente lo scorso 7 luglio).

Indubbiamente all'origine ci sono soprattutto gli acquisti delle banche centrali, in particolare nel segmento high yield, in cui abbiamo visto e possiamo aspettarci di vedere più casi di default. Malgrado gli alti volumi di emissione, gli spread high yield hanno fatto molta strada da quando la Fed ha iniziato ad acquistare ETF e obbligazioni high yield, declassati dopo il 22 marzo.

Resta un certo grado di valore nell'investment grade, un segmento in cui gli emittenti sono grandi datori di lavoro, per cui è politicamente facile - e senza dubbio utile dal punto di vista sociale - supportarli.