12/08/2020

Gli Emergenti che soffrono il ribasso del petrolio

di Advisor Professional

La News

Dopo il crollo di aprile (con i future scivolati addirittura in terreno negativo) le quotazioni del petrolio si sono ora stabilizzate intorno ai 40 dollari al barile. Sulla commodity pesano la scarsa domanda del periodo di lockdown e del post Covid e i dubbi relativi alla ripresa globale.

Ma questi livelli, se da una parte facilitano le economie dei Paesi importatori, dall’altra affossano quelle dei produttori, che vedono anche aumentare in modo significativo il rischio di deficit delle partite correnti.

 

Sabrina Khanniche, Senior Economist di Pictet AM, ha analizzato le 12 principali economie dei Paesi esportatori. “Il nostro indice della vulnerabilità ai prezzi del petrolio individua Oman, Kazakistan e Colombia come i Paesi più vulnerabili – spiega la Khanniche - Un periodo prolungato di prezzi bassi comporterebbe un aumento del deficit fiscale e delle partite correnti, il che a sua volta eserciterebbe una pressione al ribasso sulle valute di questi Paesi.

Il più vulnerabile, l’Oman, registra un ampio doppio deficit dal 2014. Non tutti i Paesi sono però colpiti nella stessa misura. Russia e Arabia Saudita, per esempio, risultano le economie meno vulnerabili, in cima alla nostra classifica”.

 

 

Indice di vulnerabilità ai prezzi del petrolio di Pictet AM

 

Una prima differenza tra questi Paesi è dovuta al prezzo di break even estero del petrolio (ovvero il prezzo del petrolio necessario a coprire le spese legate alle importazioni).

“Abbiamo due categorie - spiega l’economista di Pictet – Nela prima vi sono gli Esportatori con un breakeven basso: Iran, Kuwait, Qatar, Russia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti: Paesi che mantengono un livello di risparmi alto, come dimostra il surplus del saldo delle partite correnti usato per l'acquisto di asset stranieri. Le partite correnti del Kuwait si sono attestate al 7% del PIL nel 2019, ma sono destinate a un calo netto nel 2020.

Un prezzo di breakeven estero inferiore al prezzo attuale del petrolio offre al governo la possibilità di allentare la politica fiscale o di assistere a un apprezzamento della valuta. Questi Paesi rappresentano il 39,4% di tutto il petrolio fornito nel mondo dalle nazioni esportatrici.

 

Dall’altra parte vi sono gli Esportatori di petrolio con un breakeven alto: Algeria, Angola, Colombia, Kazakistan, Nigeria e Oman: questi Paesi incanalano i proventi del petrolio verso maggiori importazioni. In assenza di riserve finanziarie, corrono il rischio di tagli alla spesa o di un deprezzamento della valuta, soprattutto se il prezzo del petrolio scende al di sotto del prezzo di breakeven estero. I Paesi in questione rappresentano il 9,4% di tutto il petrolio fornito nel mondo dalle nazioni esportatrici”.

 

Chiaramente, quelli con un breakeven alto sono i Paesi esportatori più vulnerabili al calo del greggio: il loro breakeven estero era già superiore al prezzo del petrolio nel 2019 e dovrebbe continuare a salire nel 2020. Il gap sarà invece inferiore per gli esportatori con un breakeven basso, la cui posizione è in ogni caso peggiorata rispetto al 2019.

Il prezzo di break even rappresenta quindi l’indicatore chiave di resilienza di queste economie, che in ogni caso quest0anno saranno messo sotto pressione.

 

“Non si tratta tuttavia di un gruppo omogeneo – mette in chiaro l’economista di Pictet - Alcuni Paesi come Russia e Arabia Saudita stanno infatti dimostrando maggiore resilienza rispetto ad altri, ad esempio Oman, Colombia e Kazakistan. I Paesi più e meno vulnerabili possono essere individuati osservando una serie di indicatori, ad esempio attraverso il nostro indice proprietario della vulnerabilità ai prezzi del petrolio”.

 

Gli Esportatori di petrolio con un breakeven alto sono i più a rischio - Fonte: Pictet AM