11/08/2020

Presidenziali Usa: i numeri sono per Biden

di Advisor Professional

La News

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti si avvicinano (si voterà il prossimo 3 novembre) e gli operatori finanziari tengono costantemente d’occhio i sondaggi. Capire chi potrebbe essere il nuovo presidente tra Donald Trump e Joe Biden per i prossimi quattro anni significa variare il proprio portafoglio in base ai settori che beneficerebbero delle politiche presentate dai candidati.

 

Le elezioni sono paragonabili a un referendum sulla capacità del presidente in carica di gestire le questioni economiche e non solo. Tuttavia i sondaggi spesso sono fallaci: ad esempio nel 2016 non previdero la vittoria di Donald Trump. Potrebbe succedere di nuovo? A Schroders hanno utilizzato due approcci, mettendoli sotto stress in modo da arrivare a risultati quanto più possibile affidabili.

“Noi utilizziamo due modelli che hanno stimato scenari abbastanza veritieri nelle elezioni nel 2016 – spiega Piya Sachdeva, Economista di Schroders - Con un tasso di consenso per Trump a un mero 38% secondo Gallup e l'economia Usa in recessione, non sorprende che Trump otterrebbe soltanto il 43% dei voti popolari.

Nel 2016 però Trump vinse a livello di voto dei collegi elettorali ma perse nei voti popolari. In teoria, un Presidente può vincere l'elezione con solo il 23% dei voti popolari, ma nella realtà il livello di voto popolare più basso che ha portato alla vittoria di un candidato è stato del 47,8% nel 1888”.

 

Occorre quindi guardare ai Collegi piuttosto che alla semplice somma dei voti.

“Utilizziamo i dati dell'aggregatore di sondaggi Real Clear Politics e ci focalizziamo sugli Stati in bilico, detti battleground States - continua l’economista - Assumiamo che tutti gli altri Stati voteranno in linea con i voti delle ultime quattro elezioni, anche se è un’ipotesi non priva di rischi: il Texas viene così considerato uno stato Repubblicano, anche se al momento è tra quelli in bilico.

I sondaggi indicano che Biden è in vantaggio in gran parte dei battleground States, ad eccezione di Ohio, Indiana e Iowa. In base a questi dati, Biden vincerebbe con il 62% dei voti. Dando più spazio alle incertezze e includendo gli stati più incerti (i cosiddetti toss-up States), Biden avrebbe il 57% dei voti, una maggioranza comunque notevole”.

 

Tutto questo però non è sufficiente, visto quanto successo nel 2016. Con il senno di poi, i sondaggisti hanno indicato i tre principali motivi degli errori: gli shy voter (elettori che supportavano Trump ma che non lo hanno ammesso ai sondaggisti), gli elettori che hanno preso una decisione all'ultimo minuto, scegliendo Trump e infine il sovra campionamento degli elettori con un'istruzione universitaria, poiché era più probabile che rispondessero ai sondaggi.

“Per quanto concerne gli elettori timidi, riteniamo che questo fenomeno sarà meno problematico questa volta, dato che Trump ha ora l'esperienza di un mandato alle sue spalle, il che potrebbe spingere le persone a essere più trasparenti riguardo al proprio supporto al Presidente - continua la Sachdeva - Per gli altri due aspetti abbiamo fato degli aggiustamenti.

Per includere le decisioni di voto dell'ultimo minuto, assumiamo che chiunque non scelga un candidato nei sondaggi abbia una preferenza di voto Repubblicana, soprattutto per gli elettori bianchi e non universitari. Sebbene ciò abbassi le preferenze per Biden nei battleground States, non è sufficiente per capovolgere la situazione a favore di Trump in nessuno Stato, lasciando a Biden il 62% dei voti.

Per contrastare il problema del sovra campionamento, allarghiamo il campione dei lavoratori bianchi non laureati: ciò capovolge la situazione in due stati (North Carolina e Nevada), ma implica comunque che Biden otterrà il 58% dei voti”.

 

E se infine tutte queste condizioni di “stress” dei sondaggi venissero applicate tutte insieme? “Se applichiamo entrambi gli aggiustamenti, la situazione è stravolta in molti Stati e indica una vittoria di Trump, lasciando a Biden soltanto il 41% dei voti.

Di conseguenza, assumendo che i sondaggisti non abbiano apportato cambiamenti dopo il 2016, ci sarà probabilmente un gap minore nei risultati tra i due candidati, rispetto a quanto indicato dai sondaggi.

Tuttavia, sono comunque necessarie assunzioni abbastanza aggressive per ottenere uno scenario di vittoria per Trump”.

 

Quindi? “La nostra analisi mostra agli investitori che dovrebbero prepararsi a una vittoria di Biden, o almeno, dovrebbero iniziare a chiedersi cosa significherebbe la vittoria di Biden per le politiche e i mercati” conclude l’economista di Schroders.