07/08/2020

COVID-19 e ambiente: un raggio di luce?

di Advisor Professional

La News

La buona notizia è il fatto che gli economisti di Aberdeen Standard Investments hanno rivisto in positivo i numeri del crollo del Pil atteso per quest’anno. il 2020, nelle stime, dovrebbe subire una contrazione del 7% e non del 9% calcolato ad aprile. “È probabile che anche le ripercussioni sul mercato del lavoro siano meno pesanti di quanto inizialmente temessimo, dato che riduzione orario di lavoro e coprifuochi hanno portato ad un aumento della disoccupazione inferiore rispetto a quanto sarebbe stato in una più profonda recessione” commentano.

Si tratta in ogni caso di numeri terribili, considerando l’impatto sull’economia della pandemia. “Se le nostre stime sono giuste, il PIL globale è sceso di circa il 12% tra gennaio e aprile - spiegano gli esperti - Questo dato è più di tre volte più grande di quello raggiunto durante la crisi finanziaria globale (GFC). Inoltre, a differenza del GFC, ogni grande economia è stata coinvolta, con i livelli di produzione che in alcuni paesi europei probabilmente tornerà a livelli mai visti dai primi anni 2000.

Pensiamo inoltre che la crisi porterà ad una ulteriore perdita della produzione rispetto ai valori pre-virus”.

 

Oltre che a livello economico, le ripercussioni della pandemia si sono avute anche nel campo della sostenibilità: la recessione è infatti un potenziale disastro per l'agenda della diversità, dell'inclusione e dell'equità.

“I bianchi hanno meno probabilità di morire per Covid-19, hanno perso il lavoro su scala ridotta e hanno meno probabilità di lavorare in ambienti non sicuri. Sebbene i tassi di mortalità femminile siano stati inferiori a quelli degli uomini, le donne hanno perso posti di lavoro molto più che gli uomini e hanno sopportato maggiormente l'onere della scuola domestica e di altri lavori non retribuiti anche durante l’attività lavorativa da casa. È stata registrata la perdita del posto di lavoro in misura maggiore nei lavoratori con basse competenze e a basso reddito rispetto ai lavoratori molto specializzati e ad elevato reddito. E i bambini delle famiglie più povere hanno ricevuto meno istruzione a casa rispetto ai bambini delle famiglie più abbienti”.

 

Gli economisti di Aberdeen Standard si sono quindi concentrati su possibili soluzioni, due politiche diverse che cercano di ricostruire il tessuto sociale dei Paesi.

“Vale la pena esaminare due politiche - Universal Basic Income (UBI) ed Employment Guarantee (EG) - che mirano a ricostruire le reti di sicurezza sociale che in molti paesi sono cadute in rovina, contrastando al contempo la crescita del reddito e altre disuguaglianze che si sono manifestate negli ultimi decenni.

Sotto l'UBI ogni cittadino residente riceverebbe un pagamento dal governo, variabile con l'età, ma senza controlli né obbligo di cercare lavoro. Sebbene le dimensioni di tali pagamenti siano determinate attraverso il processo politico, la maggior parte dei sostenitori dell'UBI ritiene che dovrebbe essere abbastanza elevato da mantenere un tenore di vita dignitoso e compensare i pagamenti di imposte al governo.

Sotto un EG invece il governo garantirebbe a tutti gli adulti un lavoro nel settore privato o nel pubblico: i nuovi posti di lavoro dovrebbero essere focalizzati sul sostegno a progetti di comunità e di lavori pubblici. Ciò porrebbe fine alla disoccupazione involontaria, fungerebbe da potente stabilizzatore automatico durante le recessioni e metterebbe al sicuro i salari e la salute dell'economia”.

 

Entrambe queste politiche hanno vantaggi e svantaggi, ma un comune denominatore: un costo elevato per lo stato.

“E quindi non si fa nulla? - si chiedono ad Aberdeen Standard - L’analisi di tutte queste potenziali insidie potrebbe rendere impraticabili tali schemi, anche prima di considerare la difficoltà di costruire un consenso politico attorno a loro. Ma lo stesso si sarebbe potuto dire per i piani di prestito estremamente costosi che sono stati attuati durante l'attuale crisi. I lettori dovrebbero considerare il costo opportunità di non esplorare alternative allo status quo attuale come il rafforzamento di svantaggi e disuguaglianze sociali e le ramificazioni politiche delle società frammentate.

I governi hanno il dovere di considerare e valutare queste ed altre politiche che hanno il potenziale non solo di rafforzare la ripresa ma anche di assicurarci che questa sia la marea che solleva davvero tutte le barche” concludono gli economisti di Aberdeen Standard Investors.