07/08/2020

Chi uscirà prima dalla crisi?

di Advisor Professional

La News

I mercati finanziari hanno già decretato chi uscirà più velocemente dalla recessione psot Covid. L’S&P500 è tornato sui massimi registrati a febbraio, l’EuroStoxx è ancora sotto di un 15% da quei livelli. Le Borse, si sa, tendono ad anticipare i movimenti delle economie sottostanti, ma non è detto che ci azzecchino sempre.

Michael Blümke, Senior Portfolio Manager di Ethenea, ha condiviso la sua analisi economica delle due aree geografiche, partendo comunque dalla conclusione: “Mentre alcuni stati dell'Unione Europea avevano già dovuto affrontare delle recessioni tecniche negli ultimi anni, negli Stati Uniti il primo trimestre del 2020 ha prodotto la brusca interruzione della fase di espansione economica più lunga della storia, durata oltre dieci anni. Tuttavia la risposta alla domanda su chi si riprenderà più rapidamente a nostro avviso è molto chiara: gli Stati Uniti”.

 

A far pendere la bilancia dalla parte degli Usa sono soprattutto i suoi punti di forza, mentre a pesare sul Vecchio Continente i punti deboli dell'Unione Europea.

“Gli Stati Uniti hanno processi decisionali più semplici e diretti in materia di politica monetaria e fiscale e possono contare su centri di potere fortemente centralizzati. In termini relativi, le imprese beneficiano di un sistema fiscale favorevole, limitata regolamentazione e un mercato del lavoro molto flessibile. Anche se nelle elezioni del prossimo novembre i democratici dovessero aggiudicarsi la presidenza e la maggioranza in entrambe le camere, non ci sarebbero grandi cambiamenti in questo atteggiamento estremamente market friendly”. Questa l’analisi sugli Usa.

“In Europa, al contrario, abbiamo un'unione economica e monetaria (ma non politica), caratterizzata da cicli economici diversi e parzialmente asincroni, oltre che da fondamentali macroeconomici molto diversi. Gli interessi diversi e in alcuni casi divergenti degli stati membri complicano sostanzialmente qualsiasi decisione e, anche durante questa crisi, rendono praticamente impossibile attuare una politica fiscale e monetaria tempestiva e adeguata. In Europa, il consenso politico comporta sempre una perdita di tempo e qualità e di solito sfocia nel consueto tirare a campare.

L'attuale bilancio dell'Ue non è assolutamente sufficiente per far fronte alle sfide poste dalla crisi Covid-19. Sebbene il pacchetto fiscale proposto per la zona euro rappresenti un primo passo verso un'unione fiscale e una maggiore solidarietà tra gli stati membri, resta da vedere se e quanto rapidamente tutto questo diventerà realtà".

 

Ma anche le rispettive valute e il diverso peso dei vari settori economici svolgono un ruolo importante.

“Ciò che offre agli Stati Uniti un ulteriore vantaggio è lo stato del dollaro Usa come valuta di riserva globale - spiega il gestore di Ethenea - La ricerca internazionale di beni rifugio implica che gli Stati Uniti possono finanziare il proprio deficit più facilmente, senza dover accettare un alto rischio di svalutazione. Ciò manterrà bassi i costi di finanziamento sia per il settore pubblico sia per quello privato. Il Vecchio Continente, d'altra parte, ha ancora il problema che la sua valuta è troppo forte per alcuni paesi e troppo debole per altri. La moneta unica non può svolgere la sua funzione di bilanciamento per tutti gli stati”.

Senza contare il predominio degli Stati Uniti nel settore tecnologico, decisivo anche per la velocità della ripresa economica. A questo proposito, va notato che un gran numero di società sono state molto meno vulnerabili durante la crisi rispetto ad altre e che si sono trovate perfino nella situazione di poter beneficiare del nuovo contesto. I servizi di cloud computing e di pagamento, per esempio, hanno ricevuto ulteriore slancio nell'era del distanziamento sociale.

 

“Per riassumere, gli Stati Uniti hanno un vantaggio strutturale che molto probabilmente permetterà loro di superare la crisi attuale più rapidamente di quanto farà l’Europa” riassume Bluemke.

Nel lungo termine, inteso come orizzonte temporale ben superiore ai 12 mesi, questi vantaggi si rifletteranno sicuramente in rendimenti degli indici azionari più elevati. Nel breve, tuttavia, occorre tenere conto di quanto questa crescita futura sia già stata prevista e sia già scontata nei prezzi. “In altre parole, una stima generale basata esclusivamente sul differente contesto delle due aree, senza tener conto dei prezzi attuali, potrebbe rivelarsi rischiosa” è la conclusione del gestore di Ethenea.