31/07/2020

La Cina resta in piedi

di Advisor Professional

La News

In gran parte dei Paesi emergenti il livello dell'inflazione è stato positivo negli ultimi anni, ma quella importata, che deriva dalla debolezza valutaria, potrebbe destare timori tra alcune banche centrali. Due fattori dovrebbero tuttavia placarli: il forte calo del prezzo del petrolio e il probabile impatto disinflazionistico del Covid-19.

Per la maggior parte dei Paesi asiatici, il calo del prezzo del petrolio rappresenta un elemento positivo. I Paesi ricchi di petrolio stanno soffrendo, ma alcuni, come la Russia e il suo fondo sovrano, dispongono di riserve che compensano i periodi caratterizzati da bassi prezzi del petrolio.

 

“Siamo convinti della nostra esposizione azionaria in Cina in quanto il Paese ci fornisce una roadmap per il futuro. Le misure estreme riusciranno a contenere la diffusione del virus e permetteranno all'attività di tornare lentamente alla normalità, ma con un impatto economico immediato - spiegano gli esperti di Aberdeen Standard Investments - A oggi si registrano pochissimi nuovi casi di contagio nella maggior parte del Paese e la produzione industriale è ripresa”.

Tendenze tecnologiche come il cloud, l'IA e il 5G stanno accelerando con il passaggio al telelavoro. Si registra un forte slancio tra le società che operano nei segmenti dei giochi e dei social network, con un crescente coinvolgimento degli utenti. Infine, le serrate hanno contribuito ad aumentare l'attività dell'e-commerce a discapito dei negozi fisici”.

 

Gli stimoli monetari e fiscali nelle economie dei mercati emergenti risultano limitati rispetto alle controparti sviluppate: le banche centrali sono più inclini ad allentare la politica rispetto al passato, ma, poiché gli investitori sono meno disposti ad accettare il rischio, molte valute sono sotto pressione, quindi ora gli istituti di emissione devono anche contrastare la fuga di capitali.

“In generale riteniamo che le azioni dei mercati emergenti abbiano acquistato valore, ma è probabile che i i dati economici rivelino un grave shock - concludono i manager di ASI – In ogni caso, a nostro avviso la volatilità non verrà meno in futuro”.