06/07/2020

Azioni europee, le prossime mosse

di Advisor Professional

La News

“Nessuno di noi ha mai vissuto un evento paragonabile alla crisi generata dal Covid-19, le conseguenze saranno pesanti, ma si inizia a vedere un barlume di speranza - confessa Ben Ritchie, Head of European Equities di Aberdeen Standard Investments - Anche i mercati sembrano aver superato il peggio. Per gli investitori in grado di costruirsi opinioni sulle singole società e pronti a guardare oltre l'inevitabile volatilità associata alla crisi attuale, potrebbe essere il momento giusto per tornare, seppur con giudizio, a investire in Europa”.

Del resto, in Europa, di fronte a un tipico mercato ribassista si sono visti cali nell'ordine del 42% circa, mentre quest’anno abbiamo assistito a un calo massimo di circa il 35%. A titolo di confronto, durante la crisi finanziaria globale il dato si attestava al 57% circa.

Più in dettaglio, tra febbraio e marzo, il mercato azionario ha perso il 35%, per poi rimbalzare di oltre il 20%, recuperando più della metà delle perdite precedenti.

“Questa rapida ripresa dei mercati è dovuta alla stabilizzazione dei casi di Covid-19 e alle misure straordinarie di politica fiscale e monetaria messe in atto in tutto il mondo - prosegue Ritchie - L'entità di queste misure di stimolo è stata impressionante: le banche centrali hanno tagliato i tassi e iniettato enormi quantità di liquidità nei mercati globali, evitando che una crisi sanitaria si trasformasse in una vera e propria crisi finanziaria. Anche la forza relativa del bancario è stata di aiuto: con le normative sempre più severe, i bilanci si sono mostrati molto più solidi e resilienti rispetto a precedenti crisi. I migliori parametri di liquidità consentono alle banche di continuare a finanziare l'economia reale in tempi di stress”.

Certo, a molti investitori che hanno acquistato titoli per beneficiare di flussi reddituali da dividendi quest’anno è andata molto male. Molte società hanno ridotto o cancellato i dividendi relativi all’esercizio 2019 e anche quelli sul 2020 sono comunque parzialmente a rischio: il fermo delle attività ha bloccato i ricavi e di conseguenza anche gli utili, che saranno penalizzati dai costi fissi (che per loro natura hanno continuato a pesare sul conto economico).

Dobbiamo spaventarci? A nostro avviso, no - risponde il manager di ASI - L'impatto economico complessivo di un solo anno negativo su una società può essere relativamente modesto. Dopotutto, le aziende di successo non invertono la rotta dall’oggi al domani. La permanenza degli effetti negativi dipende dalla solidità dello stato patrimoniale e dalle tempistiche che una società impiegherà per riprendersi. Sono questi i fattori che determineranno la performance del prezzo delle azioni a medio e lungo termine. E poi ci sono i dividendi: molte società ne hanno ridotto o posticipato la distribuzione, in particolare le banche e il settore finanziario, ma tale decisione è perlopiù dovuta alle misure politiche e delle autorità di regolamentazione piuttosto che alla performance economica sottostante e alle prospettive dei singoli business”.

Insomma, anche se i tagli ai dividendi sembrano consistenti, secondo Ritchie la situazione non riflette i fondamentali sottostanti di molte aziende. “Prevediamo quindi un notevole rimbalzo delle distribuzioni nel 2021, anche se l'economia dovesse migliorare solo gradualmente - conferma infatti - Allo stato attuale, e date le probabili ondate di volatilità, sembra che, guardando alla maggior parte dei settori e delle società, i mercati non scontino più lo scenario peggiore e prevedano un miglioramento delle condizioni del mercato a fine periodo”.

 

Come muoversi quindi? “Riteniamo che per scovare opportunità in Europa sia necessario un approccio attivo, che al momento evidenzia molte società interessanti nel settore della tecnologia, dei beni di consumo di marca, della sanità e in altri comparti - conclude il manager di ASI - Vi sono anche opportunità di nicchia nei titoli finanziari e industriali. Inoltre, l'Europa rimane leader negli investimenti ESG, ossia orientati ai fattori ambientali, sociali e di governance. E proprio questi fattori saranno sempre più importanti – e finanziariamente rilevanti – per affrontare il mondo incerto che ci attende”.