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21/05/2019

Rovelli: "Instabilità geopolitica? Restate focalizzati sui fondamentali"

di Advisor Professional

La News

L'ultima settimana ha visto un po' di stabilità sui mercati finanziari, ma non sul fronte geopolitico.

Il punto sui mercati è a cura di Bruno Rovelli, Chief Investment Strategist di BlackRock Italia.

 

USA-Cina

L'aumento delle tariffe dal 10% al 25% su 200 miliardi di importazioni cinesi è stato seguito dalla decisione della Cina di aumentare a sua volta le tariffe su 60 miliardi di importazioni dagli Stati Unit, portandole dal 5%-10% al 5%-25%. Come conseguenza, le tariffe in percentuale sul valore delle importazioni americane sono salite nel giro di un anno, dal livello più basso della storia, a livelli simili a quelli della fine degli anni '60. Infine, la decisione degli Stati Uniti di richiedere pre-approvazione da parte del governo per ogni transazione tra società americane e huawei ha ulteriormente aumentato la tensione.

Qual è dunque lo scenario probabile da qui?

La recente escalation della crisi che ha assunto toni nazionalistici sia negli Stati Uniti che in Cina rende ora più difficile trovare un accordo per non parlare delle scarsissime possibilità di tornare alla situazione pre-crisi di un anno fa, cioè di fatto di vedere una riduzione delle tariffe dai livelli attuali.

Lo scenario più ottimistico è, dunque, una prosecuzione dello status quo senza ulteriori aumenti di tariffe né negli USA né in Cina.

"Questo è anche il nostro scenario di base", afferma Rovelli, "con i Presidenti Xi e Trump che raggiungono un accordo per una tregua di qualche forma alla riunione del G20 di fine giugno ad Osaka."

Se, invece, non ci fossero le condizioni neanche per raggiungere una tregua, entreremmo in un periodo di instabilità ulteriore, con altri aumenti di tariffe e negoziazioni sempre più complicate.

Un ruolo importante lo giocheranno anche gli incentivi politici, in particolar modo l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Da un lato, il tema della minaccia alla supremazia americana potrebbe spingere un ulteriore irrigidimento verso la Cina, dall'altro, una situazione fuori controllo, contagiando in negativo mercati finanziari ed economia, presenta rischi importanti per la campagna di rielezione del presidente Trump.

"In aggregato", prosegue, dunque, l'esperto, "pensiamo che gli Stati Uniti cercheranno una difficile strada tra retorica interna anti-cinese e la necessità di evitare un impatto eccessivo su economia e mercati."

 

Europa

Anche in Europa il tema geopolitico è al centro dell'attenzione con i risultati delle elezioni per il Parlamento Europeo attesi tra il 26 e il 27 maggio. Il focus è sulla performance dei partiti populisti che i sondaggi indicano in notevole ascesa.

Considerata l'eccezionale frammentazione e differenza che caratterizza i partiti che finiscono sotto la definizione di populista, è però probabile che il controllo del parlamento rimanga nelle mani dei partiti centristi, anche se trovare un accordo sulla presidenza della commissione europea sarà decisamente meno semplice che in passato.

Le conseguenze locali delle elezioni europee potrebbero essere rilevanti ed aprire un'ulteriore fase di turbolenza.

Nel Regno Unito il nuovo Brexit party è probabile che diventi il primo partito, rendendo molto più complicate le negoziazioni verso la nuova scadenza della Brexit per il 31 di ottobre.

In Italia è possibile che il risultato delle elezioni apra una crisi nell'attuale maggioranza di governo, così come ulteriori tensioni tra Italia ed Unione Europea, in vista della legge di bilancio del 2020 appaiono probabili.

Commenta, perciò, a margine Rovelli:

"In una situazione in cui i rischi politici sono in aumento, sarà importante non sovrareagire ad annunci e dichiarazioni. Sarà, invece, importante rimanere focalizzati sui fondamentali economici e sulla politica monetaria, fondamentali che al momento ci suggeriscono che una stabilizzazione del ciclo mondiale si sta manifestando, guidata dal miglioramento in Cina e in Europa, dove rispettivamente il 50% e il 60% degli indicatori che monitoriamo mostrano segnali di riaccelerazione."

La politica monetaria, in questo ragionamento, è cruciale ed è il grande elemento di differenziazione rispetto al 2018. La pausa della Fed è destinata ad essere molto lunga, estendendosi fino al 2020, e il rigiro in senso espansivo della politica monetaria globale è destinato a persistere.

Come si traduce tutto ciò sui mercati?

"Sui mercati", prosegue lo strategist, "al netto della volatilità, che ci aspettiamo per i prossimi mesi, continuiamo a pensare che gli indici azionari saranno più alti rispetto ad ora a fine anno e riteniamo che le obbligazioni governative abbiano un ruolo nello stabilizzare i portafogli da shock economici e politici, anche se aspetteremo una risalita dei tassi americani, prima di aggiungere della duration in portafoglio. Da ultimo, ci aspettiamo che il comaprto del credito in aggregato produca ritorni positivi, ma inferiori al reddito cedolare."

 

 

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