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20/05/2019

Dazio su dazio: come reagiranno i mercati?

di Advisor Professional

La News

Dopo l’annuncio da parte degli Stati Uniti dell’aumento dei dazi dal 10% al 25% su prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari, la risposta della Cina non si è fatta attendere con l’annuncio di contromisure su 60 miliardi di dollari di esportazioni americane a partire dal 1° giugno. Più specificamente, i nuovi dazi saranno su prodotti gravati dallo scorso settembre da aliquote del 5% e 10% e che saranno portate al 5% (per 595 beni), al 10% (per 974 beni), al 20% (per 1078 beni) e al 25% (per 2493 beni). Alla fine, gli Usa hanno aumentato la pressione con il proprio piano di iniziare il processo di aumento delle tariffe su tutte le restanti importazioni dalla Cina (circa 300 miliardi di dollari) cui dettagli sono stati annunciati lunedì.

 

L'impatto dei dazi...

Nel complesso, l'incertezza è aumentata poiché la maggior parte degli investitori e degli analisti riteneva che il rischio si fosse ridotto e fosse sulla via di una sorta di soluzione. Dazi più alti faranno male a tutti, agli esportatori cinesi così come ai consumatori statunitensi. Con un possibile ritardo di uno o due mesi, l'inflazione negli Stati Uniti sarà influenzata dal fatto che un numero maggiore di beni di consumo sarà colpito dai dazi e che occorrerà tempo perché le aziende statunitensi possano cambiare la loro catena di approvvigionamento. La capacità delle multinazionali statunitensi di assorbire i maggiori costi inciderà sulla loro redditività. Tuttavia, sulla base di diversi gradi di interventi politici, l'impatto sulla crescita globale e sugli scambi dovrebbe essere contenuto in una certa misura, mentre il team di Amundi AM non prevede uno scenario recessivo assoluto né in Cina né negli Stati Uniti. Questo perché, a differenza di quanto accaduto nel 2018, le autorità cinesi sono meglio attrezzate per compensare lo shock esterno e il sentiment locale sembra meno fragile; dall'altra parte la posizione della Federal Reserve è più accomodante di quanto non fosse l'anno scorso.

Sarà necessaria una nuova valutazione delle prospettive, qualora venissero applicati dazi sulle restanti merci importate (circa $ 300 miliardi). Considerando l’ampio spettro dei beni coinvolti (circa 6.000 prodotti), ribadiamo la nostra opinione che vede diversi canali di reazione a questa decisione. I paesi la cui catena di produzione è più integrata con la Cina soffriranno maggiormente, mentre i paesi esportatori che competono con la Cina potrebbero beneficiare di un aumento della quota di esportazioni verso gli Stati Uniti. Vietnam e Messico sono tra i paesi che potrebbero trarre il maggior beneficio, con alcune riserve sempre collegate alla politica estera americana.

 

...E le reazioni dei mercati

L'escalation delle tensioni commerciali globali è chiaramente negativa per le attività rischiose, spiegano gli esperti di Amundi AM. Tuttavia, nonostante la strada per un accordo finale appaia oggi  più dura e più lunga di quanto ci si aspettasse, fino ad ora sembra che i mercati siano in sospeso, ed il proseguo dei negoziati viene visto come un segnale della volontà di entrambe le parti di raggiungere un accordo. Per tale ragione lo scenario di base del team di Amundi AM rimane il raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Cina.

 

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