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19/04/2019

Cina: una rondine fa sempre primavera?

di Advisor Professional

La News

Data la debolezza dei dati ad alta frequenza per i primi mesi dell’anno, i dati sul Pil cinese per il primo trimestre del 2019 hanno spiazzato gran parte degli investitori.  Ma non è il momento di abbassare la guardia, spiega il team di Schroders, infatti il Pil è stato supportato da un’accelerazione nel settore manifatturiero cui hanno corrisposto dei rallentamenti in altri segmenti dell’economia. Esiste quindi il rischio che si sia trattato di un effetto legato al frontloading scatenato dai tagli fiscali nel mese di aprile.

I dati sul Pil non sono stati l’unica sorpresa questo mese: la produzione industriale in particolare ha smentito le aspettative, crescendo dell’8,5% a-a rispetto al 5,3% del periodo gennaio-febbraio, e rappresentando il dato più alto dal 2014. Anche gli investimenti fissi sono aumentati al 6,5% dal precedente 6,1%, anche se, nonostante la crescita della produzione, gli investimenti industriali sono in realtà diminuiti. Le vendite retail hanno rallentato in termini reali, e sebbene le esportazioni si siano riprese a marzo, i dati sono ancora deboli per il trimestre e le importazioni non sono ancora tornate a livelli di espansione.

Il malinteso, spiegano gli esperti di Schroders, nasce quando si osservano contemporaneamente una domanda interna debole, resa evidente dalla contrazione delle importazioni, ed una produzione industriale in forte crescita. I dati sul credito sono stati solidi, ma è troppo presto per potersi aspettare di vederne il riflesso nei dati sull’attività, in particolare se si considera che il finanziamento all’economia reale è sembrato rallentare in gennaio e febbraio, per poi accelerare non prima di marzo.  Di conseguenza, o le importazioni o la produzione industriale stanno dando un segnale non ‘corretto’ sulla domanda interna. Affinché le importazioni deboli possano essere compatibili con una domanda interna forte, è necessario assumere che la Cina sia riuscita a internalizzare le supply chain, spiegano gli esperti. Sebbene questo sia un tema ricorrente, a mano a mano che la Cina si sposta verso l’alto nella catena del valore, sembra difficile che ciò possa aver troncato così bruscamente il rapporto tra domanda interna e importazioni, trattandosi di due elementi che fino a questo mese sono sempre stati strettamente legati. 

La spiegazione alternativa è che ci sia qualcosa di errato nei dati sulla produzione industriale. È curioso, ad esempio, che l’output industriale debba risultare solido, mentre gli investimenti manifatturieri debbano rallentare. L’incremento implicito nell’utilizzo della capacità produttiva dovrebbe annunciarne un’espansione in circostanze normali – il che suggerisce che i manifatturieri non lo considerano come un aumento sostenibile della produzione.  Inoltre, gli indici PMI manifatturieri di questo mese hanno segnalato un aumento delle scorte, con un ritorno all’espansione guidato dagli stock più elevati di input e di beni finali.

Il team di Schroders suggerirebbe due potenziali fattori scatenanti questo comportamento: il primo è la fine delle disruption alla produzione, con essenzialmente un recupero da parte dei produttori manifatturieri.  Il secondo fattore potrebbe essere il taglio dell’IVA effettivo da inizio aprile. Ciò ha dato ai produttori un incentive nell’anticipare gli ordini e la produzione, per consentire loro di compensare le aliquote precedenti e più elevate come spese rispetto ai profitti futuri, che saranno tassati a livelli inferiori. 

In generale, il team rimane scettico circa un’improvvisa primavera nel passo della Cina tanto che considera concretamente la possibilità che parte di questa solidità nella produzione venga annullata il mese prossimo. Contemporaneamente, il Pil è risultato più elevato delle attese. Gli esperti di Schroders si aspettano ancora che i forti dati del credito portino a una crescita nel secondo e terzo trimestre, quindi il rischio rispetto alle nostre aspettative di crescita del 6,3% per il 2019 è ancora al rialzo.

 

 

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