Il problema dell'economia di mercato libera è che richiede così tante guardie per farla funzionare. Neal Ascherson
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16/04/2019

Carmignac: quanto potranno ancora funzionare le politiche di stimolo?

di Advisor Professional

La News

"Lo scontro, troppo a lungo ignorato dai mercati nel 2018, tra rallentamento economico e inasprimento monetario si è manifestato e non fa più notizia. Il rallentamento economico ha proseguito per la sua strada, ma le Banche Centrali hanno percepito il cambiamento negativo e nel mese di marzo hanno continuato ad ammorbidire la loro posizione."

E' questo secondo Didier Saint-Georges, Managing Director e Membro del Comitato Investimenti di Carmignac, lo scenario di riferimento da cui partire per analizzare i mercati nel mese di aprile.

L'approfondimento nella Carmignac's Note di Aprile.


Economia in rallentamento? Ormai non fa più notizia

Al di fuori della Cina la crescita globale resta in fase di rallentamento, e gli indicatori anticipatori del ciclo economico, in particolare gli indici PMI manifatturieri, continuano a presentare un andamento negativo nel loro complesso. Per quanto riguarda specificamente il Paese del Dragone, siamo ancora molto lontani dal forte impulso impresso dal piano di stimoli del 2016, ma il paese dovrebbe riuscire a stabilizzare il proprio ritmo di attività, in particolare nel settore industriale. 

 

Come hanno reagito i mercati obbligazionari?

La reazione dei mercati obbligazionari a questo contesto sicuramente non incoraggiante, sostenuto da un atteggiamento delle Banche Centrali diventato molto cauto, è stata drastica. Il calo dei tassi d’interesse del debito decennale statunitense, sceso dal 2,7% al 2,4%, e il superamento della soglia simbolica dello 0% (rispetto a +0,2% all’inizio del mese) dei rendimenti dei titoli governativi tedeschi sulla stessa scadenza, evocano l’interpretazione che i mercati obbligazionari avevano dato del contesto economico all’inizio del 2016.

 

E quelli azionari?

Sebbene molto meno intransigente, il comportamento dei mercati azionari non si è affatto discostato da una certa prudenza nei confronti delle prospettive economiche, una prudenza di cui bisogna essere consapevoli nonostante il rimbalzo dei mercati in atto da tre mesi a questa parte. Infatti, in Europa così come negli Stati Uniti è sorprendente dover constatare che i settori che hanno indiscutibilmente registrato l’andamento migliore negli ultimi sei mesi, un periodo in cui rientrano il mini crollo della fine del 2018 e il rimbalzo all’inizio del 2019, siano quelli più difensivi.

 

Cosa aspettarsi ora?

Secondo Didier Saint-Georges - Managing Director e Membro del Comitato Investimenti di Carmignac - la vera sfida per i mercati è ora quella di valutare in che misura le politiche monetarie e fiscali, ormai diventate effetti di ritorno positivi, possano riuscire ad arginare il rallentamento economico in atto, o addirittura a invertirne la tendenza come nel 2016. 

 

Politiche fiscali

Sul piano fiscale, il contesto è contrastante nel suo complesso: 

  • è abbastanza favorevole in Europa, soprattutto a causa delle pressioni sociali in Francia, della volontà politica in Italia e del deterioramento economico in Germania (l’impulso fiscale in questo paese è previsto almeno a 0,8 punti del PIL);
     
  • in Cina le spese per le infrastrutture e quelle militari, totalmente sotto il controllo del governo centrale, dovrebbero rispettare l’obiettivo, come confermato dalla ripresa dell’indice PMI manifatturiero della Cina nel mese di marzo; 
     
  • per quanto riguarda il sostegno all’economia statunitense, fornito dalla riforma fiscale del 2017,  è confermato ma quest’anno dovrebbe rappresentare soltanto 0,6 punti del PIL, anche se l’antagonismo tra l’Amministrazione Trump e la maggioranza democratica al Congresso rende improbabile un nuovo piano di stimoli fiscali a breve termine. 

 

Politiche monetarie

Per quanto riguarda l'implementazione delle politiche monetarie, il giudizio deve essere positivo ma misurato:

Dopo l’inversione di tendenza della Banca Centrale statunitense, la stragrande maggioranza delle altre Banche Centrali a livello mondiale ha annunciato di essere ormai pronta ad abbassare nuovamente la guardia se necessario, sulla base di aspettative di inflazione basse a livello globale. È tuttavia evidente, secondo l'esperto di Carmignac, che i margini di azione effettivamente disponibili si siano fortemente ridotti, quanto meno a breve termine.

Fed: la banca centrale americana deve già rinunciare per diversi mesi al processo di riduzione della dimensione del bilancio, prima di poter effettivamente invertire l’orientamento della propria politica monetaria. Il risultato è una resilienza del dollaro statunitense a livelli  piuttosto elevati, che ostacola la ripresa economica emergente.

BCE: Mario Draghi, che lascerà la guida della Banca Centrale Europea a ottobre, e non è comunque escluso che chi subentrerà sia più intransigente di lui, difficilmente potrà intervenire in modo efficace nei prossimi mesi.

BoJ: per quanto concerne la Bank of Japan,  basti sapere che detiene già l’80% di asset ETF investiti in azioni giapponesi!

 

Quali prospettive, dunque, sui mercati?

Nel breve periodo, questo contesto può bastare ad alimentare la fiducia degli indici azionari in una graduale ripresa economica, a maggior ragione se le tensioni commerciali tra  Cina e Stati Uniti dovessero sfociare in un epilogo favorevole, e  se venisse evitato lo scenario peggiore nella telenovela della Brexit. Questa aspettativa di per sé contribuirebbe al consolidamento dei mercati obbligazionari a livelli meno estremi, ma ancora sostenuti da prospettive di inflazione molto basse. Per quanto riguarda, infine, l'universo dei fondi, tranne che nel caso di shock politici esogeni, nel corso dei prossimi mesi la performance dovrà continuare a essere ricercata ancora di più nelle costruzioni di portafogli equilibrati, costituiti da una componente leggermente più significativa di titoli ciclici, e nella selezioni di titoli a buona visibilità.

Nel medio periodo, invece, lo scenario cambia e il tema centrale diventa quello della fiducia degli investitori nell'efficacia delle scelte delle banche centrali. In questo senso commenta Saint-Georges
"Da questo punto di vista, è particolarmente imbarazzante che attualmente l’ottimismo dei mercati azionari sia parzialmente alimentato dal ripetuto fallimento delle Banche Centrali ad ancorare le aspettative di inflazione a livelli accettabili, un insuccesso che induce a scommettere sul protrarsi dei loro sforzi per far aumentare l’inflazione. L’attuale posizionamento molto prudente dei mercati giustifica comunque una certa assunzione del rischio a breve termine, a maggior ragione alla luce dei primi segnali di stabilizzazione economica individuati nelle ultime settimane. Tuttavia l’equilibrio dei mercati finanziari, e in particolare di quelli valutari, poggia su basi fondamentalmente fragili, che giustificano il mantenimento di un livello elevato di attenzione nel medio periodo."

 

 

 

 

 

Consultate la Carmignac’s Note completa di Didier Saint-Georges e la nostra strategia di investimento

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