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04/02/2019

Fine dell'eccezionalismo USA: come reagiranno le principali valute?

di Advisor Professional

La News

Dopo un anno spettacolare in cui l'economia americana ha superato la maggior parte degli altri paesi sviluppati, il 2019 sembra invece presentarsi come l'anno della decelerazione che probabibilmente spingerà la crescita della più grande economia mondiale verso il suo potenziale medio a lungo termine.

Come reagiranno alla fine dell'eccezionalità economica statunitense i mercati?

Ce lo spiegano gli esperti di T. Rowe Price.

 

Il contesto di investimento

La diminuzione degli effetti dello stimolo fiscale e la costante incertezza sul tema delle tariffe commerciali dovrebbero portare ad un rallentamento della cresctia statunitense nel corso del 2019, riducendo di fatto il gap che si era venuto a creare con gli altri Paesi Sviluppati. La prima conseguenza di questa nuova dinamica sarà probabilmente un rallentamento del ritmo di inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve. Ciò è  di fatto già anticipato dai mercati, che stanno valutando un solo aumento nel 2019 rispetto ai due rialzi segnalati dai più recenti diagrammi di punti Fed, pubblicati a dicembre.

Come si tradurrà ciò sui mercati?

Secondo gli esperti di T. Rowe Price l'impatto di un minor numero di aumenti della Fed dovrebbe riflettersi nella relativa riduzione dei rendimenti USA rispetto ad altri paesi in cui le banche centrali sono state lente a rimuovere politiche accomodanti, come la Banca centrale europea.
Nel dettaglio, sostiene Arif Husain, portfolio manager di T. Rowe Price:

"Andare lunghi sulle obbligazioni statunitensi e corti sul Bund tedesco si è rivelato per un periodo piuttosto lungo un trade tanto comune quanto infruttuoso, ora potremmo finalmente trovarci nella posizione in cui vediamo i Treasury USA sovraperformare."

Per quanto riguarda, invece, l'impatto sui mercati non statunitensi, la fine dell'eccezionalismo targato US potrebbe potenzialmente avere impatti di rilievo sui mercati valutari.

 

Dollaro

La prima delle vittime di questo nuovo trend, secondo Husain, potrebbe essere proprio il dollaro statunitense. 
Nel 2018 del resto il biglietto verde ha svolto il duplice ruolo di valuta rifugio nei momenti di tensione del mercato e di valuta proxy del rischio durante periodi di bassa volatilità, grazie al suo attraente carry. Questa duplice mansione si è tradotta in un apprezzamento della valuta rispetto alle principali divise emergenti. Il problema è che l'attuale tasso di cambio prezza al suo interno numerose buone notizie, per le quali non si hanno certezze.

Il biglietto verde rimane oggi di fatto molto vulnerabile.

 

Euro

Nelle valute dei mercati sviluppati, le valutazioni risultano ora più favorevoli all'adozione di posizioni lunghe rispetto al dollaro USA.

Ciò potrebbe non essere sufficiente a convincere gli investitori ad agire di conseguenza.
Mentre l'euro è, infatti, tecnicamente un candidato privilegiato per l'apprezzamento, il recente rallentamento in Germania e l'incertezza politica in Italia e Francia rimangono comunque significativi segnali di allarme per alcuni investitori internazionali

Solo un costante miglioramento delle condizioni economiche europee porterà probabilmente a un significativo apprezzamento dell'euro.
 

Valute emergenti

I veri vincitori nel 2019? Secondo l'opinione di T. Rowe Price potrebbero rivelarsi proprio le valute dei mercati emergenti, supportate in particolar modo da una politica monetaria più accomodante della Fed. 
Chi sono i principali candidati all'apprezzamento? Dovrebbero beneficiare in modo particolare dell'attuale contesto le valute dei paesi con forti squilibri esterni e / o alti costi di finanziamento, come il Rand sudafricano, la lira turca e la rupia indonesiana. Una Fed meno aggressiva potrebbe anche essere di supporto per alcune valute dell'Europa orientale, tra cui lo zloty polacco e la corona ceca, che hanno valutazioni interessanti e prospettive di crescita positive. 

C'è comunque un "però": affinché lo scenario sopra descritto si realizzi, la crescita statunitense deve mantenersi vicina al suo livello potenziale. Qualsiasi segnale di un più grave rallentamento della crescita negli Stati Uniti, infatti, potrebbe causare un crollo verticale delle valute emergenti.

 

 

 

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