Il problema dell'economia di mercato libera è che richiede così tante guardie per farla funzionare. Neal Ascherson
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31/01/2019

M&G: 5 temi per investire in debito emergente oggi

di Advisor Professional

La News

Il 2018 è stato un cosiddetto annus horribilis per il debito dei Paesi emergenti (EM), le cui valutazioni relativamente elevate all’inizio del periodo sono state compresse dai rischi macro globali (di natura geopolitica in generale, ma anche legati alle guerre commerciali), dalla crescita più fiacca nella regione e da situazioni specifiche di singoli Paesi (Argentina e Turchia).

Questi nuovi prezzi riflettono un eccessivo pessimismo dei mercati o sono specchio fedele dei fondamentali?

Dipenderà dall’evoluzione di cinque aspetti cruciali.

 

Ci spiega quali sono Claudia Calich, Portfolio Manager di M&G Investments:

 

1) Trade-War: come andrà a finire il testa a testa USA-Cina

Uno dei temi chiave del 2019, come già del 2018 del resto, è senza dubbio la controversia in corso tra Cina e Stati Uniti in ambito commerciale per il predominio a livello tecnologico. Essa è infatti in grado di incidere in misura rilevante sui prezzi degli asset mondiali, creando pressioni sugli scambi e sugli utili societari in tutto il mondo. Se le trattative in corso non dovessero portare a niente, possiamo realisticamente aspettarci una crescita mondiale più debole che inevitabilmente finirebbe per avere ripercussioni sui Paesi emergenti.

Ciò risulta tanto più vero dal momento che per la Cina, lo scontro arriva in un periodo difficile per l’economia, in cui il rapporto costo-beneficio di misure di stimolo aggiuntive è inferiore rispetto a dieci anni fa a causa dell’indebitamento più alto nel sistema. Se è infatti vero che l’inflazione va bene per ridurre il debito, non bisogna comunque dimenticare che essa ha un costo molto alto in termini di competitività. Nonostante il flusso di notizie negative, gli investitori non dovrebbero escludere che si manifesti qualche spinta favorevole: le relazioni fra USA e Cina potrebbero stabilizzarsi quest’anno, generando ricadute positive sui prezzi degli asset, incluso il debito EM.

 

2) Fed più colomba, ma più attiva nell'emissione di debito

Fino a poco tempo fa sembrava che il ciclo di restringimento monetario operato dalla Federal Reserve dovesse proseguire per tutto il 2019. Ora, di fronte ai prezzi del petrolio in caduta, ai toni cauti dei banchieri centrali e ai dati tiepidi, la fine del ciclo di contrazione sembra più vicina. Tuttavia, in assenza di una frenata significativa negli Stati Uniti, i Treasury scontano premi al rischio scarsi soprattutto considerando che l’offerta resta decisamente ampia, situazione in genere negativa per i prezzi delle obbligazioni. Il debito governativo statunitense, statunitense, d'altra parte, dovrebbe restare elevato, viste le attuali proiezioni di deficit di bilancio, ma anche perché alcuni acquirenti naturali, incluse varie banche centrali, hanno ridotto di recente le posizioni detenute in Treasury.


3) Elezioni e rischi idiosincratici negli Emergenti

Le elezioni nei Paesi Emergenti si presentano sempre come appuntamento chiave per gli investitori. Se da un lato, infatti, portano con sè volatilità, è indubbio che possano anche creare opportunità di investimento interessanti. Calendario alla mano, il voto in Argentina a ottobre è quello dall’esito più dubbio: il presidente in carica Macri, considerato pro-mercati, probabilmente si ricandiderà (la sua vittoria sarebbe un risultato positivo), ma potrebbe trovarsi contro l’ex presidente Christina Kirchner (la cui elezione riceverebbe un’accoglienza negativa), e anche un candidato del Partito Peronista (prevedibile una reazione neutrale, se la linea sarà quella di proseguire lungo il percorso di risanamento guidato dall’FMI, o negativa in caso contrario). Anche le consultazioni in programma in Ucraina (marzo), Indonesia (aprile), India (aprile/maggio) e Sudafrica (maggio) rischiano di creare un ambiente volatile. Altrove le elezioni più importanti sono già alle spalle, quindi l’attenzione si è spostata sulla realizzazione (o il tradimento) delle promesse fatte: ad esempio, stiamo monitorando i progressi della tanto attesa riforma delle pensioni in Brasile, mentre aspettiamo di capire chiaramente quale sarà la politica economica del Messico. 

 

4) Commodity: viene prima l'uovo o la gallina

Quando si parla di commodity ed emergenti bisogna sempre prestare attenzione a non fare di tutta l'erba un fascio.
Malgrado la percezione diffusa di un legame robusto fra petrolio e mercati emergenti, ad esempio, la sensibilità ai prezzi petroliferi è tutt’altro che uniforme tra i Paesi in via di sviluppo: se il greggio dovesse apprezzarsi, Turchia, India e altri importatori vedrebbero un deterioramento del saldo commerciale, mentre il Medio Oriente e altri Paesi esportatori della regione EM (come Russia e Nigeria) sarebbero favoriti, motivo per cui la volatilità del petrolio è destinata a influenzare in modo diverso l’andamento degli asset. 
D’altro canto, una flessione significativa delle commodity metalliche tende ad avere un impatto negativo su gran parte dei Paesi emergenti, non solo perché colpisce gli esportatori, ma anche perché spesso segnala una domanda fiacca da parte degli importatori (prima fra tutti la Cina), che fa presagire un rallentamento della crescita mondiale. 

 

5) Fondamentali societari: anche il 2019 sarà positivo?

I bassi tassi di default e i progressi degli emittenti societari in termini di affidabilità creditizia sono stati le note positive dell’anno scorso nel panorama EM. Guardando al 2019, secondo Calich, invece, con ogni probabilità i fondamentali societari cominceranno a stabilizzarsi, mentre i tassi di default nel segmento high yield della regione potrebbero aumentare leggermente al 2-3% (da meno del 2% nel 2018), per via delle condizioni macroeconomiche in Paesi come la Turchia, la Cina e l’Argentina, restando comunque al di sotto della media di lungo periodo.

Conclude, perciò  Claudia Calich, portfolio manager di M&G Investments, affermando:

"anche se una riduzione dei rischi macro globali sembra improbabile nel 2019, il rendimento disponibile sul debito EM (circa il 7% sui titoli sovrani in dollari USA), al livello più alto dai tempi della Crisi finanziaria globale del 2007-2008, aumenta le probabilità di una performance migliore rispetto all’anno scorso, tanto più che dal 1994 i titoli in valuta forte non hanno mai fatto segnare risultati negativi per due anni di seguito. Diversa, invece, è la situazione del debito locale, dato che il riassestamento delle valute spesso richiede diversi anni, a seconda del ciclo economico, della politica monetaria e delle prospettive relative alla bilancia dei pagamenti. Tuttavia, osservando le valutazioni, l’adeguamento delle partite correnti già realizzato in molti Paesi e l’aumento dei rendimenti reali, la correzione delle valute locali sembra per gran parte alle nostre spalle; dato che però anche il debito in dollari si è deprezzato, manteniamo un’esposizione neutrale fra valuta forte e locale – nel 2019 ci saranno opportunità in entrambi segmenti."

 

 

 

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