Una giusta economia non dimentica mai che non sempre si può risparmiare; chi vuol sempre risparmiare è perduto. Theodor Fontane
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13/06/2018

Ciclo economico: il conto alla rovescia è iniziato

di Advisor Professional

La News

Quasi dieci anni di interventi non convenzionali sui mercati finanziari da parte delle banche centrali hanno giustificato l’affermarsi dell’irrazionalità. Per gli investitori, la principale questione non ha riguardato l’andamento del ciclo di crescita economica, il tasso di inflazione, il livello delle valutazioni o la concentrazione dei rischi, ma la mole di acquisti di titoli di Stato da parte delle banche centrali, che ha inciso in modo determinante su tutti gli asset finanziari. Parte da qui l’analisi di Didier Saint-Georges, Managing Director e Membro del comitato investumenti di Carmignac nella Carmignac’s Note di Giugno 2018, di cui si propone un estratto.

 

 

L'effetto banche centrali sui mercati

Riducendo i tassi d’interesse deliberatamente e in modo programmato, l’intervento delle banche centrali ha azzerato la volatilità e, attraverso la riduzione della spesa privata (effetto “crowding out”), ha sostenuto la contrazione degli spread creditizi e l’apprezzamento dei mercati azionari.

Non era importante che il regime di rigore fiscale, imposto ai governi dopo la grande crisi finanziaria del 2008, facilitasse lo squilibrio in termini di distribuzione complessiva della ricchezza, fomentando ex post movimenti di contestazione politica, sia in Europa che negli Stati Uniti. La recente sfida politica lanciata dai partiti anti establishment italiani al rigore dell’Unione Europea può quindi essere interpretata come una delle molteplici risonanze a livello locale della sindrome “America First”.

Tuttavia, per il momento la crescita economica globale resta soddisfacente, i risultati delle aziende invidiabili e le politiche delle banche centrali continuano a essere complessivamente accomodanti, un’ancora di salvezza per gli investitori.

 

 

Stati Uniti? Mine vaganti…determinanti!

Gli obiettivi fiscali del Presidente Trump, volti a spingere la crescita sollevando i consumi, si accompagnano ad un aumento del fabbisogno di finanziamento per lo Stato federale, proprio nel momento in cui la Federal Reserve sta cambiando rotta, riducendo la dimensione del bilancio. Indubbiamente questa combinazione infelice gioca un ruolo non trascurabile sul rialzo dei tassi d’interesse statunitensi.

In Europa, ha proseguito Saint-Georges, la Banca Centrale Europea ha invece continuato ad acquistare obbligazioni sovrane nonostante il miglioramento economico e, fattore fondamentale, il fatto che finora i paesi dell’Eurozona abbiano continuato ad adottare un atteggiamento virtuoso di riduzione dei disavanzi. Ciò ha fatto sì che i tassi d’interesse decennali in Germania raggiungessero il 2,5%, livello più basso rispetto agli Stati Uniti, e che, fino al fulmine politico a ciel sereno dell’Italia, proseguisse la forte convergenza dei tassi tra i paesi di quest’area geografica.

 

 

Il conto alla rovescia è iniziato

Il test di solidità dei mercati in termini reali (e allo stesso tempo delle gestioni attive) avrà luogo con il venir meno del sostegno dei fattori economici e monetari. Tuttavia i primi segnali di indebolimento del ciclo economico e della fretta delle banche centrali sono ormai tangibili. Il conto alla rovescia è iniziato.

 

La Carmignac's Note completa di Giugno è QUI disponibile

 

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