Bill Gross: il bond è uomo, il portafoglio è donna. Amore o odio?

25/01/2018

Bill Gross: il bond è uomo, il portafoglio è donna. Amore o odio?

di Advisor Professional

La News

I Governativi americani, come gli uomini nel rapporto col gentil sesso, stanno affrontando una fase di difficoltà. Non per questo, però, devono esser screditati. Nel primo Investment Outlook del 2018, Bill Gross, gestore di Janus Henderson Investors, fa leva sulla differenza di genere, rappresentando in modo ironico un universo maschile che, seppur coi suoi difetti, merita d’esser apprezzato.

 

Gli uomini, ha esordito Gross, hanno bisogno di meno scarpe e borse.

Gli uomini vivono in media 10 anni in meno. Sono davvero il sesso debole. Compatiteli, donne, non arrabbiatevi.

Non bisognerebbe criticare gli uomini perché non abbassano la tavoletta del water: se gli servisse lo farebbero.

Gli uomini, ha continuato Gross, corrono più veloce, saltano più alto e sono molto più bravi a non comunicare.

Sicuramente sono gli uomini ad iniziare le guerre, ma grandi cose sono il risultato delle stesse. I cibi in scatola, ad esempio, devono la loro origine a Napoleone, il microonde è la diretta conseguenza dell’invenzione del radar nella Seconda Guerra Mondiale e Internet è stato sviluppato per paura che la Russia bombardasse le linee telefoniche statunitensi durante la Guerra Fredda. Ben Fatto Ragazzi! Ogni tanto vale la pena iniziare queste guerre.

Infine, gli uomini sanno sempre dov’è il telecomando: proprio di fianco a loro.

 

Le obbligazioni, come gli uomini, stanno affrontando una fase di difficoltà, che non deve però condurre a conclusioni affrettate. Uscendo dalla metafora e tornando alla realtà, notiamo qualche segnale di indebolimento nel segmento dei Treasury americani che si era già registrato a luglio 2016, quando il titolo toccò il suo punto di minimo a 1,45%.

Un 1,45% per il segmento a 10 anni è stato letto all’epoca come un biglietto di sola andata per un QE infinito e la possibilità di un collasso deflazionistico dell’economia. Eppure nessuna delle due condizioni si è manifestata. Quell’1,45% per i titoli decennali può essere quindi legittimamente interpretato come la fine della fase di rialzo del mercato obbligazionario, cominciata nel 1981 da un 15,8%. Inoltre, quello stesso dato ha offerto ai gestori lungimiranti il potenziale per generare incrementi del capitale avvalendosi dell’appellativo di gestori total return”, in precedenza baluardo esclusivo di azioni e titoli immobiliari”.

 

E’ il momento di preoccuparsi?

Secondo Gross, la fase di ribasso cui si è indirizzati non costituisce un pericolo per gli investitori obbligazionari. I rendimenti annuali dovrebbero infatti mantenersi positivi, seppure solo in forma marginale.

Ci sono molti motivi che potrebbero portare il rendimento annuale oltre il 2,70% e dar vita ad un mercato lievemente ribassista con rendimento complessivo fino all’1% per gran parte dei portafogli obbligazionari. Il miglioramento dell’economia nominale, i tagli alle tasse e l’aumento dei disavanzi in bilancio stanno fornendo una temporanea spinta fiscale che farà salire l’inflazione verso il target core del 2%: un’eventuale crescita reale del 3% fornisce quindi all’economia quel dato nominale del 5% che sopravvaluta i Treasury a 10 anni al 2,5%. “In un’epoca di repressione finanziaria, lo spread fra Treasury decennali e PIL nominale” ha argomentato Gross, “si è attestato in media a 140 punti base. Utilizzando questa media, un PIL nominale del 5% si tradurrebbe in un rendimento del 3,60% per il segmento decennale nel 2018. Non sono così pessimista, ma vorrei che capiate questo punto fondamentale”.

 

Gross ha quindi commentato il contesto attuale in termini di politiche monetarie. Alla fine di quest’anno, forse a settembre, gli acquisti netti da parte delle banche centrali di obbligazioni sovrane ed emissioni societarie potrebbe interrompersi, scendendo al di sotto di quei 1-2 mila miliardi di dollari mantenuto negli ultimi anni. Da attese, la Fed apporterà più di 2 incrementi quest’anno sui tassi; parallelamente, la riduzione degli acquisti nell’ambito del QE e un PIL nominale del 5% dovrebbero bastare a spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury decennali, a creare un rendimento complessivo prossimi allo 0% e a giustificare l’inizio di un mercato leggermente ribassista.

“È tutta una questione di tempo” si potrebbe commentare. In realtà, il tempo del “bear market” è appena cominciato.