03/10/2017

Forma o Sostanza? Questo è il dilemma

di Elena Colombo

Tempo fa sono stata coinvolta da Ilaria Sangregorio nella discussione di un gruppo che si chiedeva se, nella realtà professionale, abbia ancora valore vestirsi rispettando l’etichetta e se capi iconici, come giacca e cravatta, influiscano nel modo in cui le competenze vengono percepite e apprezzate dagli altri.

 

Il quesito di sottofondo era: “L’abito fa, ancora, il monaco?”.

 

La scienza insegna che pre-conoscere attraverso le apparenze è una questione di sopravvivenza. Le persone hanno bisogno di farsi un’idea di chi hanno davanti per sapere come agire e relazionarsi. Il giudizio è un’operazione funzionale alla vita, siamo esseri fragili, necessitiamo di sicurezze per misurarci con l’ignoto.

 

 

L’abito serve al monaco per condividere chi è e cosa fa. Il vestito parla, per noi.
L’immagine è una porta aperta sull’anima e tutto ciò che contiene.
Rendersi riconoscibile attraverso una forma è un’opportunità per esprimersi al meglio.

 

Scegliere un abito è un momento di festa e di celebrazione della nostra sostanza.
Naturalmente una persona che crede di poter diventare ciò che non è, solo costruendo una forma vuota, resterà un palloncino sgonfio, così come chi non incarna una forma dovrà investire tempo e spiegazioni per comunicare la parte più impercettibile della propria sostanza.

 

Rinunciare alla giacca in un ambito in cui tutti la indossano, è una scelta che può contribuire a definire l’approccio alla professione, selezionare i clienti e inserirsi negli ambienti che meritano il meglio di sé.

Ci si sceglie, anche in virtù di una sintonia visiva.

Se la dicotomia tra essere e apparire è un tema attuale da sempre e le epoche storiche hanno attraversato alternanze e sperimentazioni di accenti posti su un tema o sull’altro, apriamoci all’idea che entrambi gli aspetti siano irrinunciabili e la direzione potrebbe essere la sinergia dei due elementi.

Spesso ragioniamo per opposizioni e sottrazioni, dimenticando che l’operazione della ricchezza ha il segno positivo. Scegliere tra sostanza o forma è come immaginare il giorno senza la notte, la terra privata del cielo e il dentro senza il fuori.

 

Possiamo avere una preferenza e sentirci più sintonizzati su un aspetto o sull’altro, ma è proprio l’interdipendenza che rende le cose preziose. Forma e sostanza non sono rivali, ma complici.
Un bravo attore è ancora più potente negli abiti di scena.
Da un blocco di marmo pregiato è nata la Pietà di Michelangelo.

 

Forma-lizziamo ciò che siamo, facciamo e sappiamo scegliendo parole, fatti, azioni e il nostro modo di apparire. C’è chi trova la sua forma ideale in una t-shirt e chi in una cravatta.

 

In un momento socio-culturale in cui il casual è imperante, l’etichetta dell’abbigliamento viene a tratti considerata antica, quando, invece, può ancora offrire delle indicazioni di comportamento da interpretare a propria somiglianza.

 

E il rito dell’abito buono della domenica e del fazzoletto di stoffa potrebbe tornare di moda, rivisitato, però.

 

Al prossimo articolo,

Elena Colombo

www.ecimmagine.com

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