17/02/2017

VOLUNTARY BIS: è sempre questione di Consapevolezza!

di Vincenzo Renne

Negli anni precedenti (ahimè ormai sto vivendo esclusivamente di VD e CP&F !), mi sono occupato delle analisi della normativa della Voluntary Disclosure prima versione. Rimando quindi ai precedenti articoli contenuti sempre nel Blog di Advisor Professional per gli opportuni approfondimenti limitandomi in questa sede ad esaminare alcune novità in merito alla cosiddetta VDbis. Ciò, ovviamente, in quanto l’impianto normativo della L. 186/2014 è applicabile in quanto compatibile all’art. 7 del cosiddetto decreto fiscale di fine 2016.

 

TEMPISTICA

La VDbis ha la seguente tempistica:

- entro il 31/07/2017 dev’essere presentata l’istanza;

- entro 30 giorni dall’istanza, dev’essere presentata la relazione di accompagnamento con tutti gli allegati;

- entro il 30/09/2017 può essere presentata eventuale integrazione con la relativa documentazione connessa;

- solo in caso di auto-liquidazione, entro il 30/09/2017 dev’essere pagato il dovuto per intero o la sua prima rata (di tre mensili);

- in caso di non auto-liquidazione, l’Agenzia ha tempo fino al 31/12/2018 per la liquidazione della procedura (ovviamente salvo proroghe, VD1 docet!).

NB:  il termine per le istanze di VD1 ancora in attesa, entro il quale l’Agenzia deve notificare al contribuente la liquidazione del dovuto, è stato prorogato dal 31/12/2016 al 30/06/2017!

 

ORIZZONTE TEMPORALE

La prima novità, ovvia, della VDbis è che l’orizzonte temporale è esteso alle violazioni commesse fino al 30/09/2016 ma facendo rimanere ferma l’annualità di partenza. Conseguentemente in procedura si regolarizza fino all’anno d’imposta 2015. Tuttavia (ex art. 5-octies, 1, c), innovazione molto meno ovvia ma pregevolissima, con l’inserimento in relazione, si possono regolarizzare anche l’anno 2016 ed il pro-rata 2017 limitatamente alle disponibilità estere. Ciò consente totale “riservatezza” in virtù del fatto che l’anagrafica degli istanti VD non è visibile agli operatori dell’agenzia delle entrate non abilitati alla gestione della specifica posizione.

Se ciò va accolto favorevolmente, non si comprende affatto come mai dunque gli istanti della VD1 sono dovuti “emergere” in modo trasparente essendo stati obbligati all’inoltro di dichiarazioni integrative ordinarie. Ben avrebbero potuto utilizzare il modello VDbis per le sole annualità 2014, 2015, 2016 e prorata 2017 (visto che alcune VD1 ancora non sono state liquidate!). Purtroppo però il buon senso della burocrazia opera fino ad un certo punto.

A questo proposito, sottolineo che chi (contrariamente alla maggioranza dei casi) ha preferito attendere la definizione della VD1 prima di “integrare” la propria dichiarazione, ha potuto comunque beneficiare della non applicazione delle sanzioni per l’omissione RW se vi ha provveduto entro il primo febbraio scorso.

 

NON PUNIBILITA’ PENALE

Un'altra evidenza, causa dell’attesa a trasmettere le dichiarazioni integrative, è quella contenuta nell’art. 5-octies, 1, d) in cui si mette ora nero su bianco che la non punibilità dal nuovo reato di autoriciclaggio opera per le violazioni commesse fino alla data del pagamento della prima od unica rata prevista dalla procedura, data che sancisce la definizione della procedura. Ma attenzione che la copertura penale scatta solo a partire dalla stessa data (ex art. 5-octies, 1, e). In pratica: pago il 30 settembre e sono tutelato, solo a partire da tale data ma per tutto ciò che ho commesso fin’ora.

Precedentemente invece, la previsione della L.186/2014 tutelava sino all’attivazione della procedura ma solo a partire dalla data di definizione originando, quindi, un lasso temporale in cui mancava la copertura (es. dal 30/11/2015 al pagamento della VD1, alcune ancora in attesa di liquidazione!). Aspetto questo sottovalutato da tantissimi professionisti.

 

AUTO-LIQUIDAZIONE

La particolarità maggiormente innovativa della VDbis è la previsione della cosiddetta autoliquidazione: se i calcoli li fa il contribuente, rectius il suo professionista, si paga come nella VD1. Se tuttavia vi fossero dei calcoli errati ed il pagamento risultasse, ad un controllo successivo da parte dell’Agenzia, inferiore rispetto a certe soglie (es: per più del 10% delle imposte sostitutive sui proventi esteri o per più del 30% delle altre imposte) vengono richieste delle sanzioni aggiuntive oscillanti fra il 3 ed il 10%.

Come dire: si è compreso che i calcoli sono difficilissimi e decisamente lunghi da effettuare, conseguentemente l’Agenzia (pur mantenendo un potere ultra-sanzionatorio a posteriori) cerca di evitare di doverli fare perché fra farli e controllarli vi è una bella differenza.

A tal proposito, segnalo quale esempio, il quesito posto a Telefisco2017 del 02 febbraio u.s. circa l’applicazione del cosiddetto “cumulo giuridico” (modalità legislativa per l’attenuazione delle sanzioni complessive). La risposta dell’Agenzia è stata un richiamo di articoli, commi, decreti e leggi che è durato più di due minuti senza dare alcuna risposta quantitativa!

Insomma, si dovrebbe aver toccato con mano che le attuali modalità dichiarative di tassazione dei proventi finanziari sono così complesse che nemmeno l’Agenzia vuole averci a che fare: perché quindi non intervenire legislativamente rivisitando l’intero comparto della fiscalità della finanza? Quale altra evidenza occorre?

 

NOTIFICA

Altra semplificazione, pro-domo Agenzia, è la notifica via posta elettronica certificata in caso di “non auto-liquidazione” o di accertamento successivo. Purtroppo però vi sono dei contribuenti anziani che nemmeno hanno la casella di posta elettronica, figurarsi quella certificata. Magari questi sono stati seguiti da studi di professionisti lontani dalla loro residenza, magari hanno un commercialista storico differente dal professionista che li ha seguiti per la procedura di regolarizzazione o forse non vorrebbero far conoscere al loro professionista storico che hanno qualche “scheletro” nell’armadio. Ma tanto questi aspetti, non toccando l’operatività dell’Agenzia, non sono ritenuti rilevanti.

 

SOMMERSO DOMESTICO

L’art. 5-octies, 3 comma, secondo periodo, evidenzia come il grande assente della VD1 sia stato il “sommerso” domestico. Infatti, l’unica apertura di “ripresentazione” della VDbis da parte di un istante-VD1 è quella in cui egli decida di regolarizzare ciò che è rimasto occultato in Italia.

Le modalità di trattazione di tale casistica sono quelle pratiche utilizzate in sede di contraddittorio preventivo durante la fase di VD1: tassazione quali redditi irpef (diversi, professionali o imprenditoriali) a seconda dei casi dell’intera cifra emersa quale apporto o detenzione. Ovviamente in caso societario è la società a dover far emergere il “sommerso domestico”.

Tuttavia, poiché il sommerso domestico è detenuto in contanti, le modalità di “riemersione” previste sono piuttosto “disincentivanti”:

- dichiarazione di qualificazione giuridico-fiscale dell’origine di tali somme, con ovvia conseguente responsabilità penale – anche per il professionista del contribuente;

- versamento dei contanti presso il canale bancario ufficiale su conto vincolato fino alla “conclusione” della procedura.

Ma la conclusione della procedura, in caso di autoliquidazione, quando scatta? Quesito piuttosto importante. Se bisogna garantire il vincolo fino al controllo dell’Agenzia, in sede di autoliquidazione, vi sono i termini ordinari di accertabilità. In tal caso allora meglio non auto-liquidarsi almeno il vincolo è “solo” fino a poco dopo il 31.12.2018 (salvo proroghe pro-Agenzia).

 

FALSE RESIDENZE ESTERE

Nella VDbis si da rilevanza anche alla casistica delle false residenze estere: i comuni dovranno inviare all’Agenzia tutte le pratiche di cancellazione dall’anagrafe comunale per l’iscrizione all’AIRE (Associazione Italiani Residenti all’Estero) a partire da quelle del 2010! Ciò servirà ad elaborare delle liste selettive di codici fiscali da assoggettare ad accertamento.

Insomma: poche innovazioni positive e tante ulteriori criticità.

 

ULTERIORE OCCASIONE PERSA!

Purtroppo devo concludere come già feci precedentemente (vedi qui!): è un’altra occasione persa.

Poi ci si chiede come mai le istituzioni finanziarie estere che stanno immaginando, causa Brexit, di spostare la loro sede da Londra stiano vagliando Dublino e Monaco e non Milano!

Anche in questo caso si tratta di Consapevolezza, questa volta però in chi ci governa… ahimè!

 

 

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