15/03/2014

Alla ricerca del rendimento o del consulente n. 2

Il risparmiatore, si sa, vorrebbe investire sempre a breve termine, con una buona remunerazione e rischi assolutamente inesistenti.
 
La parola “rischio” su un investimento non deve esistere. Il “rendimento” deve essere maggiore di quello dell’amico al bar. Non si può nemmeno parlare di arco temporale ma l’investimento deve essere prontamente smobilizzabile.
 
Tutti questi elementi non possono coesistere insieme.
 
Il “nuovo” modo di investire deve essere quello di porsi degli obiettivi da raggiungere.
L’educazione finanziaria, si sa, non è facile e i “pregiudizi” e le “convinzioni” su come impostare il proprio patrimonio non sono facili da cambiare.
 
Fino a che i nodi non vengono al pettine, e tutto fila liscio, il consulente assume quasi la figura di un uccello del malaugurio. “Valli a chiamare professionisti”, dice qualcuno.
 
Da tempo, però,  si legge della difficoltà di svincolare investimenti poco liquidi; chi per l’acquisto della casa o di altri beni, non trova risposta alle richieste.
 
Nel settembre 2008, quando tutto andava a rotoli, o quasi, ricercare sicurezza era normale. Ma questa sicurezza doveva essere anche remunerativa.
 
Fatto ne sia che, come sempre accade, una corretta pianificazione del patrimonio ma anche una corretta diversificazione può essere semplice e difficile al tempo stesso.
 
Quando però si tende a convogliare buona parte del patrimonio sullo stesso strumento le cose possono diventare difficili.
 
Dimentichiamo velocemente i tanti default che hanno intaccato le tasche dei risparmiatori: Argentina, Cirio, Parmalat e Lehman le più importanti.
 
Potremmo farne un elenco ma chi sa a quanti altri default conosceremo.
 
E’ proprio per questo motivo che i risparmi e il proprio patrimonio deve essere diversificato.
 
La diversificazione è una scienza e non è così semplice come si pronuncia la parola. Calcolare la correlazione tra gli investimenti non è una operazione che il semplice risparmiatore può effettuare.  Pertanto, tutte le iniziative di trading online sui fondi, gli etf per risparmiare sulle spese e commissioni ben vengano, ma non devono creare quello smarrimento al risparmiatore verso il fai da teLe analisi che evidenziano costi, commissioni e performance fee non devono spingere il risparmiatore verso altri lidi.
 
Negli ultimi anni non ho fatto altro che vedere posizioni di “fai da te” incagliate; anche chi si è cimentato dopo il 2008, in un trend di mercato positivo, è riuscito a fare danni.
 
Il risparmio gestito deve diventare lo strumento principale del risparmiatore; che si chiami gestione attiva o passiva (etf) non penso che il risparmiatore sia in grado di scegliere da solo.
 
Il risparmiatore ha bisogno di una “guida” che lo consigli, che lo aiuti ad ottimizzare gli aspetti fiscali e, che lo ascolti sulle reali esigenze per posizionare correttamente i propri risparmi.
 
Il lavoro che ci aspetta è notevole; è tempo di cambiare.
 
Consulenti meno venditori, risparmiatori più attenti ai loro interessi  e meno al rendimento, mass media più efficaci nell’educazione finanziaria e meno allo scoop giornalistico.
 
 
RIPRODUZIONE RISERVATA
 
Pubblicato su: nonsolobot.blogspot.it

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