Il premio nobel per l’economia 2016 e il trust: cosa tenere a mente per evitare atti incompleti

24/03/2017

Il premio nobel per l’economia 2016 e il trust: cosa tenere a mente per evitare atti incompleti

di Massimo Piscetta

Nell’ottobre 2016 è stato attribuito il così detto “premio nobel” per l’economia a due economisti sconosciuti fuori dalla cerchia dei professionisti del settore. Si tratta di Oliver Hart e Bengt Holmstrom che hanno ottenuto questo importante riconoscimento per i loro lavori in materia di “teoria dei contratti”, un ambito di studio in cui l’economia è esaminata unitamente al diritto al fine di valutarne meccanismi di funzionamento interdipendenti e conseguenti politiche ottimali in numerosi contesti.

 

Un particolare settore di indagine del lavoro di Hart fornisce lo spunto per alcune considerazioni in materia di trust e, più in generale, di come dovrebbero essere scritti gli atti relativi ai trust e, in senso lato, i contratti (di varia tipologia e specie). Hart indaga infatti il perimetro dei c.d. “contratti incompleti”, quelli cioè in cui non viene specificamente esplicitato tutto ciò che le parti voglio o tutti i casi che possono verificarsi in futuro aprendo così alla possibilità di incomprensioni, contenziosi ed inefficienze.

 

Tanto più un fenomeno giuridico da regolare è complesso tanto più infatti dovrebbe, il tema, essere affrontato secondo una metodologia che permetta, il più possibile, di evitare una incompletezza.

Il problema si accentua in modo esasperato se si parla di atti istitutivi di trust, ambito nel contesto nel quale, normalmente, si struttura un programma destinato ad essere operativo per periodi molto lunghi, anche in epoche nelle quali colui che ha dato impulso al trust stesso non sarà più in vita.

La dottrina che più di altre si è occupata in Italia di trust ha affrontato da tempo questo argomento spiegando come il professionista che si occupa della redazione dell’atto istitutivo “deve effettuare costantemente due tipi di controlli: il controllo di completezza e il controllo di coerenza”. Per ben operare cioè, è necessario che nel corso della strutturazione dell’atto si svolga continuamente un’attività volta ad effettuare:

  • un controllo di completezza: attento cioè ad ipotizzare che ogni possibile casistica ed eventualità sia regolata, pur magari in termini astratti e generali, con la statuizione di regole chiare ed univoche;
  • un controllo di coerenza: volto ad evitare che non esistano all’interno dell’atto clausole contraddittorie fra loro e tali da generare, nella migliore delle ipotesi, incertezze in merito ai poteri, obblighi o modalità di operatività.

 

Analoghe cautele, gestibili utilizzando la medesima metodologia che si basa sulle due tipologie di controlli citate, vanno assunte allorquando nel testo dell’atto istitutivo si faccia rimando a documenti di prassi di altri ordinamenti per regolare, come talora accade, un intero ambito di operatività, come quando, ad esempio, si rimandi all’applicazione delle “Standard provisions” redatte sulla base della legge inglese e del Galles dalla Society of Trust and Estate Practitioners.

 

Ciò che si deve evitare assolutamente è di costruire, per disattenzione, incuria o leggerezza, atti istitutivi nei quali previsioni fondamentali (quali, ad esempio, quelle riferite ai Beneficiari, alle modalità di successione del trustee e del guardiano, alla durata del trust, ai poteri attribuiti alle varie figure che sono rilevanti per quel particolare trust) non siano adeguatamente strutturate.

 

Caso limite, paradossale e grave, è quello in cui non sia regolato chi ha il potere di nominare un trustee quando, per qualunque causa, venga a mancare o intenda farlo, il trustee fino a quel momento in carica.

 

Nel contesto dei trust la possibilità di redigere “atti incompleti” sono concrete e non vanno trascurate, non potendo contare infatti su di una struttura codificata di norme (simile al nostro codice civile) avente una pervasività capillare tale da risolvere, in molti casi, le carenze di immaginazione del redattore. Del resto la circostanza di poter operare ogni volta su di un tavolo sgombro e pronto per essere costruito su misura a seconda delle esigenze della particolare casistica che si ha di fronte, rappresenta un enorme punto di forza da sfruttare per ottenere il massimo risultato. Ciò, tuttavia, a condizione di operare con il massimo zelo e puntiglio, secondo un procedimento quasi logico matematico che non lasci nulla al caso.

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