I Trust e gli obblighi informativi: novità che stravolge le prassi o nulla di nuovo sotto il sole?

22/09/2017

I Trust e gli obblighi informativi: novità che stravolge le prassi o nulla di nuovo sotto il sole?

di Massimo Piscetta

C’è una novità importante in materia di Trust in Italia.

E’ rappresentata dalla Legge 12 agosto 2016, n, 170 (“Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea; Legge di delegazione europea 2015”).

Anzitutto: la norma è una legge delega in funzione della quale il Governo è delegato ad adottare numerosi Decreti legislativi su varie materie molto differenti fra loro per dare attuazione a alcuni provvedimenti di emanazione Europea.

L’art. 15 della legge (la cui struttura è fortemente articolata e di obiettiva difficile lettura) al co. 2, lettera d), n. 3, 4 e 5 prevede una serie di novità rilevanti, in recepimento della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio (è l’art. 31 della Direttiva che si occupa di regolare la materia riassunta nell’art. 15 citato), operando su tre livelli.

In generale la norma si pone come finalità quella:

di migliorare la trasparenza delle persone giuridiche, degli altri soggetti diversi dalla persone fisiche e dei trust e di contrastare fenomeni di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo commessi o comunque agevolati ricorrendo strumentalmente alla costituzione ovvero all’utilizzo di società, di amministrazioni fiduciarie, di altri istituti affini o di atti e negozi giuridici idonei a costituire autonomi centri di imputazione giuridica”.

 

Per il raggiungimento del fine sono posti in capo al trustee (1° livello di intervento) alcuni specifici obblighi:

  • quello di dichiarare di agire in veste di trustee in occasione dell’instaurazione di un rapporto continuativo o professionale ovvero dell’esecuzione di una prestazione occasionale con taluno dei soggetti destinatari degli obblighi di adeguata verifica della clientela; in Italia è questa una prassi già sostanzialmente osservata dai soggetti che assumono l’ufficio di trustee ancorché, in taluni casi si tratti di soggetti non professionali; la norma, tuttavia, definisce un obbligo cogente a cui nessuno potrà sottrarsi con l’obiettivo di evidenziare sempre, quindi, la circostanza che colui che agisce lo fa, appunto in qualità di trustee, agendo quindi nell’interesse di terzi in funzione delle regole dell’atto istitutivo del trust;
     
  • quella di ottenere e conservare informazioni adeguate, accurate e aggiornate sulla titolarità effettiva del trust per tali intendendo le informazioni relative all’identità del disponente (che la legge indica come “il fondatore”), del trustee, del guardiano, se esistente, dei beneficiari o della classe di beneficiari e delle altre persone fisiche che esercitano il controllo effettivo sul trust;
     
  • quella di rendere le informazioni detenute e conservate accessibili alle autorità competenti.


Benché sia evidente l’innovazione insita negli specifici obblighi imposti dalla norma, più che di novità sostanziali si tratta di una previsione normativa che sistematizza le prassi già da tempo adottate dai trustee professionali rendendole obbligatorie per tutti senza distinzioni. La norma, tuttavia, si applica ai “trust espressi” disciplinati dalla Convenzione de L’Aja e quindi, sembrerebbe di poter ritenere in questo momento, ai “trust espressamente istituiti”, letteralmente escludendo, ad esempio: “implied trusts”, “resulting trust”, “constructive trusts” e “statutory trusts” (su questo punto, come su altri del resto, saranno fondamentali il testo del decreto legislativo di attuazione e le elaborazioni dottrinali in merito).

 

Il 2° livello di intervento del decreto legislativo previsto dalla Legge si riferisce ai “trust produttivi di effetti giuridici rilevanti, a fini fiscali, per l’ordinamento nazionale”. Il decreto dovrà in primo luogo chiarire cosa si intende a livello oggettivo con tale definizione (ciò ancorché l’art. 31 co. 4 della Direttiva sia chiarissimo nel riferirsi a casi in cui “il trust genera obblighi fiscali” e, quindi per il caso italiano, per quasi tutte le tipologie di trust ipotizzabili). In ogni caso l’azione prevista è molto innovativa, pregnante e densa di incognite, consistendo nella creazione di un’apposita sezione del registro delle imprese, accessibile alle autorità competenti senza alcuna restrizione (inducendo ad associare idealmente tale nuova base di dati con i poteri di accesso informativo previsti dall’art. 492 bis del codice di procedura civile) delle informazioni che il trustee è obbligato a ottenere e conservare (cioè: titolarità effettiva, informazioni sul disponente, sul guardiano, sui beneficiari, sul trustee, ecc.). Medesima accessibilità, ma vincolata ad un espresso accreditamento presso il registro delle imprese è prevista a favore dei soggetti obbligati all’adeguata verifica della clientela stabiliti in attuazione della direttiva UE 2015/849 (cioè la medesima direttiva per la quale l’art. 15 della Legge di delegazione europea 2015 delega il Governo al recepimento con espressi decreti legislativi); si tratta sostanzialmente dei medesimi soggetti che già oggi sono obbligati alle verifiche in funzione della vigente normativa antiriciclaggio (indicati nella direttiva UE 2015/849 all’art. 2: banche, istituti finanziari, taluni professionisti, ecc.). La numerosità dei soggetti cui è prevista la possibilità di accreditamento di accesso al sistema sembra paventare il rischio che il registro, il quale benché gestito dal registro delle imprese (che è registro pubblico per sua natura) dovrebbe essere, considerate le informazioni sensibili che conterrà, regolato strettamente in termini di possibilità di accesso alle informazioni in esso contenute, possa diventare, sostanzialmente, di pubblico dominio. E’ nei confronti di tale eventualità, da leggersi con giudizio molto negativo, che il legislatore delegato dovrà porre grande cautela in sede attuativa.

 

Il 3° livello di intervento del decreto legislativo previsto dalla Legge si riferisce all’introduzione di adeguati requisiti di professionalità e di onorabilità per i prestatori di servizi relativi a società o trust, diversi dai professionisti (già oggi assoggettati a requisiti analoghi), e ai loro titolari effettivi. La disposizione fa pensare al preludio di un registro, albo o qualcosa di analogo, in materia di trustee e altri soggetti agenti nell’ambito dei servizi a favore di trust. Anche in questo caso l’attuazione della delega potrà comportare scenari sostanzialmente diversi nell’ambito delle possibilità astratte a disposizione e ciò, banalmente, considerando le declinazioni possibili da adottare per i termini “professionalità” ed “onorabilità”.

 

Non è semplice criticare una norma che ha quale obiettivo quello di contrastare attività di riciclaggio di proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e che quindi è evidentemente portatrice, in termini di intenti, di effetti benefici per il sistema; tuttavia è, come spesso avviene, “dal come” verranno concretizzati i principi direttivi contenuti nel testo della delega che si potrà valutare se il risultato sarà stato ottenuto oppure, a fronte di un beneficio irrilevante per la società, si sarà resa solo enormemente più complessa ed irta di ostacoli l’attività dei trustee e degli operatori del diritto che sono impegnati in questo ambito.

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