La prima regola: non perdere denaro. La seconda : non dimenticare mai la prima. Warren Buffett
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14/06/2019

La grande azzuffata

di Massimo Donato

Una volta iniziata una lite nessuno saprà quello che accadrà.

(Cicerone, Arpinum, 3 gennaio 106 a.C. - Formiae, 7 dicembre 43 a.C. - avvocato, politico e oratore romano)

 

Non è certo il sequel del film di Marco Ferreri del 1973 con Tognazzi e Mastroianni, ma una logica riflessione che nasce a seguito alcune conferenze appena conclusesi all’ItForum di Rimini. Nonostante i regolamenti restringenti e finanche si voglia a tutti i costi proteggere la risorsa risparmio, c’è chi, non curante delle normative, prova ad eludere la direttiva con stratagemmi di sviluppata invenzione.

Non bastava l’idea di coinvolgere incauti e sprovveduti investitori, con offerte fuori sede pur non avendone titolo (vedi la consuetudine di alcuni bancari che portano soluzioni fino a casa adottate poi dai clienti) o facendo sottoscrivere contratti senza la dovuta cautela, senza aver compilato correttamente la profilatura ovvero offrendo genericamente una soluzione comune per tutte le esigenze e tutte le età.

Ed evitando peraltro con assoluta scientificità la tematica del costo.

Ora si inventano pure una modalità di presunta offerta indipendente, in realtà collegata sempre ad una banca, che, in un gioco delle parti assai bizzarro, facendo finta di non riconoscere la presenza del consulente, costruisce la propria offerta come provenisse dall’istituto, in realtà veicolata da questi soggetti. Non viene peraltro fatto sottoscrivere alcuna soluzione materialmente, ma utilizzando servizi elettronici a distanza, si costruisce un modello che passando da una proposta di un consulente, viene materialmente elaborata dall’istituto fintamente non collegato, su richiesta del cliente medesimo.

Insomma fatta la legge si trova immediatamente l’inganno. Il problema non è voler impedire a questi soggetti di esercitare una professione con modalità differenti, per arroccarsi verso una protezione di un’attività del consulente finanziario (abilitato all’offerta fuori sede) in esclusiva.

Certamente se le regole ci sono, non possono essere applicate e rigorosamente controllate e disciplinate solo in un’unica direzione.

Diventa un gioco al massacro (del sistema) e un acerrima guerra con una sbilanciata disciplina che confonderà ancor di più le scelte dei risparmiatori.

Non si creano solo problemi di false aspettative e di mancata tutela, ma anche una possibile sfiducia verso una moderna gestione.

Con l’idea che sia più facile colpire e coinvolgere chi sia già abituato ad avere un consulente finanziario (esterno) piuttosto che un cliente di un istituto bancario tradizionale.

Insomma ad andarci di mezzo quella quota di mercato che avrebbe potuto godere dei servigi di una categoria (i consulenti finanziari) che gioco-forza si aggiorna e si forma.

 

Nelle economie efficienti dei paesi sviluppati ha preso piede il modello italiano della consulenza finanziaria con una forma ed una forza sensibilmente sostituitasi ai vecchi modelli oramai superati. Solo in Italia persiste una sorta di radicata abitudine. Non è pigrizia, ma quell’insana confusione che finisce per ostacolare chi ha sposato modelli di business rivolti alla programmazione, alla diversificazione ed allo scientifico controllo del rischio.

Dinanzi poi alla stessa confusione e a qualche scandalo di troppo (in capo - per ovvie ragioni di proporzioni - in particolare alle banche tradizionali) è giustificata l’insicurezza che porta a conservare fino a quasi 1500mld di euro sui conti correnti (col rischio serio di una prossima probabile patrimoniale).

 

Si perde così una preziosa opportunità di mettere in circolazione queste risorse che a cascata ritornerebbero a favore di tutti i sistemi economici. Siamo entrati in un pericoloso circolo vizioso, dove tutti litigano e tanti vivono di inquietudine, di pessimismo e di immobilismo.

Urge una riforma del settore. È richiesta una attenzione decisa. Nell’interesse di tutti.

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