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11/02/2019

Fiducia, sicurezza, competenza: le doti chiave del nuovo cf

di Massimo Donato

Quando le persone sono incompetenti nelle strategie che adottano per ottenere successo e soddisfazione, sono schiacciate da un doppio peso: non solo giungono a conclusioni errate e fanno scelte sciagurate, ma la loro stessa incompetenza gli impedisce di rendersene conto.

(David Dunning, professore di psicologia sociale alla Cornell University, 1950-vivente)

 

Si conclude con una euforia quasi imbarazzante e probabilmente anche sorprendente la 9a edizione di Consulentia, la 6a a Roma.

È una euforia in prospettiva. Per i cambiamenti  in corso così radicali, che hanno tutto il sapore di mettere fuori giri i competitor più radicati (le banche tradizionali) e forniscono opportunità davvero entusiasmanti ai consulenti finanziari.

Non basterà però - per ottenere questo risultato ambizioso - utilizzare i sistemi di oggi per approcciare coi nuovi investitori e nello stesso tempo occorreranno nuove competenze.

 

Durante la tre giorni, che ha visto oltre 3000 partecipanti, si sono affrontate tematiche “nuove” per vivere le trasformazioni in essere anticipando i trend.

Ed allora, i CF già bravi camaleonti, come dimostrano le metamorfosi avvenute dagli albori ad oggi, hanno costruito la loro forza a colpi di sofisticati approcci e di metodiche soluzioni. Questo ha permesso una crescita costante e sufficientemente soddisfacente.

Ma se si dovesse misurare la percezione ottenuta intervistando chi abbia sperimentato la natura qualitativa della prestazione di un consulente, nulla darebbe una valida  spiegazione su come la quota di mercato abbia mai potuto essere non in linea quantomeno col merito giustamente riconosciuto. 

 

Eppure è da un paio di anni che si vocifera con forza che sia possibile una - a questo punto auspicata - crescita.

 

L’identikit del nuovo investitore punta sui Millennials, individuati quali maggiori fruitori di necessarie attività assistite - con esigenze differenti dalle attuali - seppur a fronte di un utilizzo esagerato della tecnologia e di una presuntuosa e marginale informazione fai-da-te senza un adeguato approfondimento.

 

Meraviglioso poi il <formacolo> (un neologismo coniato ad hoc per indicare un’attività spettacolare di formazione) del duo Gianvito Tracquilio (mentalist) e Ruggero Bertelli (docente esperto di finanza comportamentale) che hanno dato in un format particolare degli spunti per innalzare la propria autostima professionale, nonché la consapevolezza dell’importanza del ruolo sociale. 

 

Per far apprezzare il “valore” della consulenza, si é  convenuto che il CF non sia solo un anello della catena, ma sia al centro del sistema (per via della relazione col cliente), per la realizzazione di obiettivi efficienti e sostenibili del sistema, con un riconoscimento che a questo punto é venuto da più voci.

 

Forse giusto per questo quei temi ritenuti così caldi e determinanti - la riduzione dei margini, la tecnologia e la Mifid II - oggi, dalla parte dei CF, appaiono ridimensionati. Il cambiamento pare sia diventato un vento favorevole per nuovi importanti traguardi. 

 

L’imprenditore infine viene visto come un altro soggetto chiave per cominciare - anche attraverso l’ausilio di professionalità specializzate in diversi ambiti - a discutere di programmazione in materia di investimenti, di finanziamenti a più ampio respiro e di donazione e patti di famiglia (quest’ultimi temi trattati con cura da Leo De Rosa dello Studio legale e tributario Russo De Rosa Associati) allorquando si debba prevedere un opportuno e mirato passaggio generazionale.

 

Si può sintetizzare che industria, istituzioni e mercato reale chiedano evidentemente maggiori competenze e maggiori servizi. A patto - come ha tuonato con decisione il presidente Bufi - che gli impegni siano comuni.

 

Bisogna sempre puntare alla luna. Mal che vada, si è comunque arrivati in mezzo alle stelle

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