27/10/2020

USA, gli effetti delle elezioni sui mercati

di Advisor Professional

La News

Il 3 novembre prossimo gli americani voteranno per decidere chi tra Donald Trump e Joe Biden sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. L’esito positivo del test al Covid-19 per Trump (che pare essere completamente guarito) getta la politica statunitense in un territorio inesplorato. Secondo gli analisti di Pictet AM, dopo questa notizia inattesa, la gamma dei possibili risultati si è ampliata e gli investitori si trovano ora davanti a numerose complicazioni.

 

Negli ultimi cinquant’anni molte elezioni presidenziali hanno prodotto un impatto solo temporaneo sui mercati. Le eccezioni principali sono state la vittoria elettorale di Ronald Reagan nel 1980, dopo la quale si è verificata una recessione provocata dalla combinazione di uno shock petrolifero e di bruschi rialzi dei tassi d’interesse, e, ovviamente, la campagna vittoriosa di Trump nel 2016, quando la fase di vendite diffuse durante la corsa al ballottaggio è stata trasformata in un rally tramite i tagli delle tasse. Secondo il team di Pictet AM, in questo caso una vittoria netta in una qualsiasi delle due direzioni avrebbe un impatto molto superiore.

 

La possibile vittoria dei Democratici potrebbe condurre a un'ondata di vendite del 5-10% nel mercato azionario statunitense nel periodo precedente al voto e quindi a una compressione di 1-2 punti in termini di rapporti prezzo/utile (P/E). Un aumento delle tasse per i redditi più alti significherebbe colpire i titoli legati ai beni di consumo voluttuari, mentre tasse più elevate sulle plusvalenze potrebbero ridurre l'attrattiva delle azioni, facendo salire i premi di rischio azionario. Per quanto riguarda la tassazione delle imprese, i titoli legati alle utility e alle comunicazioni saranno probabilmente i più colpiti, così come potrebbero esserlo anche le società tecnologiche. Infine, è probabile che il dollaro si rafforzi, dato che il capitale viene richiamato all’interno degli Stati Uniti, soprattutto se la crescita oltreoceano non si riprende su base relativa.

 

Una vittoria dei Repubblicani, invece, rafforzerebbe le attuali attese sugli utili societari. Ci potrebbe essere un iniziale rally di mercato che potrebbe, però, non essere sostenibile nel tempo. Le posizioni politiche dei Repubblicani favoriscono nel complesso le azioni di società attive negli Stati Uniti rispetto alle multinazionali che lavorano in settori strategici con filiere produttive e basi di ricavo globali. Le società elettriche e di telecomunicazioni tradizionali beneficerebbero di un quadro normativo meno stringente, mentre i settori relativi alla difesa e alle infrastrutture sarebbero avvantaggiati dall'espansione fiscale. La sovraperformance dei titoli sanitari potrebbe essere di breve durata, prima che il governo si occupi dei prezzi dei prodotti farmaceutici. Il destino del dollaro sarebbe incerto, mentre le prospettive per i mercati emergenti potrebbero essere negative, anche se nel medio termine la Cina potrebbe intravedere l'opportunità di sviluppare i suoi mercati dei capitali e le sue infrastrutture tecnologiche.

 

Secondo gli esperti, lo scenario peggiore per i mercati nel breve termine sarebbe un’elezione controversa. Durante le elezioni del 2000 tra George W. Bush e Al Gore i mercati hanno perso l’8% dal giorno delle elezioni al minimo dei mercati, nel periodo di un mese necessario per avere il risultato definitivo. Gli analisti di Pictet AM ritengono che questa volta una simile ondata di vendite, anche se in un periodo più lungo di tempo di stallo delle elezioni, si dimostrerebbe di breve durata, in quanto l’eventuale risultato sarebbe con ogni probabilità un governo diviso e favorevole ai mercati.