Un miliardario spesso non è che un povero uomo con tanti soldi. Aristotele Onassis
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01/12/2016

Vino & Finanza

di Viviana Durosini

Premessa 

Questo scritto si basa su quanto detto durante la serata dal titolo Vino&Finanza tenutasi a Villa Fenaroli il 14 novembre 2016.

 

Gout de Diamant, lo champagne più caro al mondo: 1.800.000 euro a bottiglia. Il pregiatissimo champagne viene venduto all’interno di una bottiglia recante una placca in oro bianco massiccio con incise le informazioni di etichetta. Sul simbolo centrale, ovviamente sempre in oro, è, inoltre, incastonato un diamante da 19 carati.

Tavernello, più o meno su tutte le tavole, prezzo medio di circa due euro al litro.

Sembra impossibile eppure una vicinanza c’è, e c’è una prossimità anche al mondo della finanza.

La prima, la più ovvia forse: il vino può essere un investimento. Lo è nella misura in cui si è disposti a spendere un capitale così consistente per una sola bottiglia. Lo è perché rappresenta uno status simbol: perché non è tanto lo champagne all’interno del Gout de Diamant (sperando non senta di tappo!) a rendere il prodotto speciale, quanto più il suo packaging: il diamante e le placche d’oro presenti sulla confezione.

Se, invece, si accostano il Gout de Diamant, il Tavernello e la finanza si intuisce quanto non tutti i prodotti siano da considerarsi allo stesso modo, un po’ come accade per i fondi comuni di investimento. Si scelga una categoria Morningstar (ad esempio l’azionario Europa) e si confrontino il miglior fondo con il peggiore per rendersi conto: stesso orizzonte di investimento, risultati ben diversi.

Ma, il parallelismo tra Vino&Finanza si può esplicare anche in altri modi, meno facili all’apparenza.

Se ci riflettiamo su...non esiste un titolo migliore in assoluto di un altro, come non esiste un vino migliore in assoluto. A fare la differenza in campo vinicolo è indubbiamente il gusto personale; mentre nel mondo degli investimenti è il profilo del cliente che dovrebbe essere messo sempre al primo posto.

Il consulente finanziario, come il più esperto dei sommelier, dovrebbe saper scegliere il vino migliore a seconda del gusto di chi si trova di fronte a lui. Gusto che, in ambito finanziario, si esplica nel carpire il grado di rischio e l’orizzonte temporale ideale di chi si affida alle cure di un consulente, perché solo chi comprende bene gli obiettivi e le ambizioni del cliente finale, può consigliare soluzioni di prodotto su misura, siano essere investimenti o bottiglie di vino.

 

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  • avatar Carlo Benetti

    Dell’annata 1945 di Romanee-Conti, Grand Cru borgognone, sono state prodotte 608 bottiglie “ma ne sono state consumate almeno diecimila”, è la sapida battuta dell’esperto Allen Meadows, durante una serata di degustazione dal costo di 17.500 dollari a testa.

    Alle quote rarefatte di bottiglie di pregio che vengono scambiate a migliaia di dollari ciascuna i rischi di contraffazione sono elevati e nel vortice della truffa si è spenta nel 2012 la parabola di Rudy Kurniawan, un indonesiano collezionista e commerciante di vini di grandissimo pregio.

    La cantina di Kurniawan riforniva case d’asta e ristoranti che organizzavano serate esclusive nelle quali, al costo di svariate migliaia di dollari, appassionati ed intenditori avevano accesso alle bottiglie più rare. Era la cantina delle meraviglie: Romanee-Conti, Roumier Bonnes-Mares, annate date per introvabili come il Roumier Musigny 1959, bottiglie degli anni ’20. Con le bottiglie messe a disposizione da Kurniawan un ristorante di New York organizzò un’asta di vini pregiati incassando 10,6 milioni di dollari e pochi mesi dopo una nuova asta registrò un incasso di 24,7 milioni di dollari superando il record di Sotheby’s del 1999.

    La disponibilità di così tante bottiglie rare cominciò a fare sollevare più di un sopracciglio: come riusciva questo giovanotto semi sconosciuto a scovare bottiglie introvabili, a rendere disponibili Domaine prestigiosi e annate così vecchie? 


    “Quando vedi arrivare sul mercato casse di un vino rarissimo non puoi non stupirti e farti delle domande” ricorda un collezionista che seguiva da vicino il protagonismo di Rudy. Rudy Kurniawan, probabilmente non il suo vero nome dicono gli inquirenti, è finito in carcere: in casa sua l’FBI ha trovato etichette di vini pregiati di vecchie annate, tappi vecchi e nuovi, sigilli di cera e attrezzi per la contraffazione delle bottiglie.


    Ma quando vennero accertati i primi falsi, Rudy ebbe buon gioco a difendersi sostenendo che aveva acquistato le partite di vino da “collezionisti asiatici” non meglio precisati, e guadagnò tempo passando egli stesso da vittima di imbrogli.
    Già a metà anni 2000 dunque era sufficiente evocare ricchi asiatici per allontanare i sospetti: appariva del tutto plausibile che miliardari indonesiani o cinesi, nell’emulazione dei ricchi americani o europei, avessero cantine piene di vini di Borgogna degli anni ’20 o ’30.

    Nonostante la gran parte dei consumatori di vino non abbia familiarità con bottiglie dal costo di migliaia di euro, la vicenda rimanda alla progressiva affermazione del consumo di vino di qualità e soprattutto evoca il ruolo delle economie emergenti nel sostegno del settore.


    L’export agro-alimentare italiano sta conoscendo una sorta di “rinascimento” con un fatturato che nel 2015 ha sfiorato i 37 miliardi di euro, il valore delle esportazioni dei vini italiani nel 2015 ha superato i 5,5 miliardi di euro (+7% rispetto all’anno prima). L’Italia è ancora seconda rispetto alla Francia in termini di valore (la Francia ha esportato vino per 8,3 miliardi di euro) ma superiore in termini di quantità, +41%.


    Se oggi i Paesi dove si consuma più vino italiano sono Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna, ma l’export verso la Cina ha ripreso a correre nel 2015, il futuro delle nostre esportazioni è scritto nelle economie emergenti.

    8 giorni fa