Il segreto del successo è quello di non possedere nulla, ma controllare tutto. Nelson Rockefeller
avatar

15/11/2017

Educazione finanziaria riguarda tutti noi

di Mauro Rufini

Ritorno sul tema dell’educazione finanziaria perché sempre al centro dei dibattiti e non solo. Se ne è parlato anche in una tavola rotonda tra le principali associazioni di settore, in occasione del recente congresso nazionale della consulenza indipendente di Consultique, svoltosi a Verona il 6 e 7 novembre.

 

In un mio precedente articolo su questo blog, all’indomani dell’approvazione della legge che nel febbraio scorso ha previsto le norme per la promozione dell’educazione finanziaria, avevo evidenziato una positiva coincidenza, anche dalle parti sociali, di un contributo importante con l’accordo tra Abi e sindacato su politiche commerciali responsabili e organizzazione del lavoro. Una intesa che se ben gestita rappresenta un messaggio di novità e cambiamento in termini di trasparenza, etica e sviluppo nel rapporto fra banche, lavoratori, cittadini, famiglie e imprese in un processo che possa riportare il sistema bancario a recuperare una fiducia e credibilità perduta, oltre a un ruolo centrale per lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

 

L’intesa prevede accordi aziendali e di gruppo ed una commissione bilaterale tra Abi e sindacato per monitorare quanto previsto dal piano. E proprio lo scorso 17 ottobre è stato sottoscritto il Regolamento di funzionamento per come governare questo delicato tema. Sappiamo bene che l’educazione finanziaria non riguarda solo gli investitori e i risparmiatori, le nuove e vecchie generazioni alle prese con scarse conoscenze, ma è un tema che interpella e coinvolge tutto il mercato finanziario, gli intermediari, i lavoratori, le istituzioni, il legislatore, i giudici, i professionisti del settore e ovviamente il sindacato.

 

Perché il sindacato dovrebbe occuparsi dell’educazione finanziaria? E’ un campo separato dalla contrattazione? Questi interrogativi accompagnano spesso il dibattito sui compiti di natura e di funzione sociale del sindacato stesso. Possiamo dire che non è un ambito separato, né in contrapposizione alla contrattazione. Con l’esempio di prima e con altri campi di intervento come p. e. i Fondi Pensione di natura negoziale, strumento di democrazia economica, di tutela e difesa del risparmio previdenziale dei lavoratori, dove la conoscenza e l’educazione previdenziale - finanziaria risulta decisiva.

 

La scelta di aderire a forme pensionistiche complementari è affermare e diffondere un modello di welfare e di gestione del risparmio che ha risorse importanti da destinare a tutto il sistema economico ed al Paese oltre a far ritornare al mondo del lavoro ed al sistema produttivo parte del valore prodotto. Un investimento e un risparmiatore responsabile.

 

Anche l’indagine presentata in occasione della SRI dalla Doxa e dal Forum della Finanza sostenibile ci presenta significative potenzialità inespresse. Più educazione finanziaria e informazione sui temi della sostenibilità. L’educazione finanziaria è necessaria come l’aria che si respira perché dovrà costruire una cultura economica diffusa per il Paese e tutto il sistema deve raggiungere un maggior grado di trasparenza con una azione congiunta tra tutti i soggetti coinvolti per far si che le energie profuse in questo ambito possano essere incanalate in una direzione unitaria ed alimentare un processo sistematico e continuativo. L’ abc, la diffusione delle conoscenze e delle informazioni è fondamentale.

 

Anche per il sindacato c’è da svolgere un compito importante, fornire conoscenze, informare e formare regole, comportamenti. Il primo valore aggiunto, a livello generale, che un sindacato innovativo e rivolto al futuro può dare è innanzitutto proprio quello di contribuire con elementi conoscitivi e decisionali ad inserire l’educazione finanziaria in un quadro di soggetti e di strumentazione più ampio, affermando, a partire dal lavoro, una nuova visione sistemica e un cambio di paradigma della finanza, al servizio dell’economia, del lavoro, eliminando le distorsioni che hanno contribuito alla crisi finanziaria globale. Più nello specifico: con la rappresentanza sindacale dei professionisti della finanza, i lavoratori del credito e della finanza siano essi dipendenti o lavoratori autonomi.

 

I consulenti finanziari che quotidianamente investono le loro conoscenze, professionalità per trarne la loro principale fonte di reddito. Con le associazioni dei consumatori di emanazione sindacale. Nella scuola e con la scuola con i soggetti preposti all’educazione e all’insegnamento. Della necessità di fare educazione finanziaria nelle scuole sono tutti convinti. Il mondo del credito e della finanza non è un libro aperto per tutti ma non c’è più posto per l’ignoranza. Con il mondo dell’informazione perché l’educazione finanziaria passa anche attraverso i media che devono fornire notizie utili.

 

E’ tempo di tornare a fare informazione di qualità, le fake news che abbondano sul web contribuiscono a rendere tutto più opaco. C’è infine il tema della responsabilità del mondo politico che non è stato in grado di cogliere e interpretare il rapido mutamento della finanza. Da parte dello Stato c’è bisogno di un impegno maggiore. Un primo passo per migliorare un sistema che ha mostrato tutti i suoi limiti è la legge approvata nel febbraio scorso. Una cabina di regia che in Italia è sempre mancata anche se grande è il ritardo e trovare soluzioni non è semplice.

 

Aspettiamo le linee guida del Comitato al Tesoro previsto dalle legge che dovrebbero essere pronte prima della fine dell’anno. Il livello di educazione finanziaria degli italiani e la loro capacità di decidere le proprie scelte di investimento sono davvero scarse. I dati di alfabetizzazione finanziaria sono impietosi e il report Consob presentato lo scorso mese evidenzia gravi lacune nella conoscenza delle regole della finanza che solo in parte potranno essere superate con l’ingresso a pieno nelle materie d’ obbligo nelle scuole di primo e secondo grado. Affidarsi alla guida di esperti è un suggerimento opportuno e non solo di buon senso.

 

La MIFID II, la consulenza indipendente con le sue novità e caratteristiche basata su criteri oggettivi, slegata dalla vendita di prodotti, apre le porte e si presenta come una importante e concreta reale opportunità per gli investitori. I soggetti sociali possono e devono fare la loro parte. Da parte dei soggetti ed istituzioni pubbliche si chiede di fare altrettanto.

Ultimi Post di questo blog

CONTENUTI CORRELATI:
  • Consulente finanziario: come differenziarsi con consapevolezza
    14/11/2017 Consulente finanziario: come differenziarsi con consapevolezza Ormai è risaputo: l’autogiustificazione più in voga per il CF (soprattutto se non indipendente) è quella di non aver modo di differenziarsi. Il settore è immodificabile, tutti offrono le stesse “co...
  • Rovelli: le due ragioni dietro all
    14/11/2017 Rovelli: le due ragioni dietro all'aumento della volatilità L'ultima settimana è stata caratterizzata da  un certo ritorno della volatilità sui mercati finanziari che si è tradotta in performance negative sia per la componente azionaria che per quella obbligazionaria. Ecco perché secondo Bruno Rovelli, Chief Investment Strategist di BlackRock Italia...
  • Scelgo te...perché sei sui social!
    13/11/2017 Scelgo te...perché sei sui social! Gli investitori utilizzano i social media per maturare le decisioni sui loro investimenti.
HOTTEST: