Alla base della maggior parte delle discussioni contro il mercato libero vi è una mancanza di credenza nella libertà stessa. Milton Friedman
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17/10/2016

Risparmio tradito: a partecipazione collettiva, ignara e in cooperazione

di Massimo Donato

Difficile non è sapere una cosa, ma sapere far uso di ciò che si sa"

Tratto da “Han Feizi” di Han Fei , III sec. a.C

 

Il day-after, almeno in Italia, della stagione dei Bot-people sta conoscendo il ciclo più difficile di sempre. Sono tramontate, almeno per un tempo prolungato, le possibilità offerte dai rendimenti, apparentemente facili, che avevano radicato nella mente degli italiani un concetto inequivocabilmente inamovibile: le obbligazioni statali erano e sono l’investimento sicuro per eccellenza.

 

Non ne erano convinti solo i risparmiatori che non avevano una cultura finanziaria adeguata, nonostante masticassero apparentemente esperienza consolidatasi nel tempo. L’idea era divenuta una sorta di certezza anche negli addetti ai lavori. Si cominciava a leggere questa stessa tesi perfino nei manuali scritti da importanti docenti di economia.

 

Poi all’improvviso una serie di crisi concatenate (partite con il fallimento di Lehman Brothers passando per la contagiosa crisi greca), un successivo e troppo breve maldestro tentativo di reiterata ripresa ed il piombare nuovamente nella direzione di un precipizio verticale, hanno portato verso apocalittici pensieri. In questo contesto sono venute meno tutte le sicurezze a memoria di uomo.

 

Ed ecco palesarsi lo scontro con una dura realtà: i titoli di Stato non sono più quel parcheggio sicuro della liquidità disponibile e del risparmio di una vita. Non hanno più rendimenti appetibili e si paventa lo spettro non solo di tassi che non riescono a sovrastare l’inflazione, ma l’inatteso evento del tasso negativo.

 

Le banche centrali cercano con tutti i mezzi di sostenere il sistema, iniettando soprattutto liquidità, per ovviare alla deflazione con l’intento di rilanciare l’economia. I Governi in tutte le maniere provano a  contenere i costi pubblici, per innalzare i conti dello Stato. Ma la crisi è come un vento che si gonfia di nuove variabili: si contraggono i consumi e una depressione generale invade la popolazione.

 

Novità di qualche giorno fa, poi, è l’emissione di un BTP a 50 anni (il cosiddetto “Matusalem bond”) con un rendimento lordo di 2,85%. Andato a ruba tra gli istituzionali (banche, assicurazioni, fondi pensione, istituzioni governative, hedge fund, …) oltre le attese previste. È  chiaro che questo collocamento fornisce quantomeno delle indicazioni importanti: l’Italia non è più nell’occhio del ciclone tra i paesi europei periferici. Altrimenti gli investitori esteri non si sarebbero affrettati ad acquistarlo.

 

In questa crisi, così facendo, si è sviluppato, attraverso un momento di riflessione e di attesa che si è mescolato ad un profondo sconforto, da una parte un immobilismo pericolosissimo, dall’altra una nuova complessa e variegata consapevolezza. Non è possibile più puntare ad un unico obiettivo con una sola soluzione. È necessario nutrirsi di cultura finanziaria ovvero affidarsi ad esperti riconosciuti, dotati di strumenti appropriati, con attitudine all’aggiornamento ed al monitoraggio. Il tempo disponibile per fare un progetto coerente e concreto non potrà più essere davvero a breve termine. Piuttosto che puntare esclusivamente al rendimento, è meglio porre una maggiore attenzione al controllo del rischio.

 

Attenzione a quest’ultimo punto. Perché è qui contenuta un’anomalia attribuita esclusivamente agli istituti di credito, colpevoli, per l’opinione pubblica, di aver distribuito soluzioni innovative (e spregiudicate) abusando della fiducia dei risparmiatori. Premesso che le avvisaglie si erano già avvertite con il fallimento dell’Argentina, che concretizzava l’ipotesi che il debito obbligazionario di uno Stato, seppur appartenente non ai paesi evoluti, poteva tendere all’inaspettato default. È possibile invece che la facilità con cui si ottenevano prima dei buoni risultati, come prima esposto, abbia condizionato ed alimentato l’avidità dei risparmiatori?

 

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